Sicurezza
Il ricordo di Iron, signore dell’aria
Un anno fa moriva il base jumper Nicola Galli: oltre 200 persone all’evento di Artè
LUCCA. Celebrare l'uomo, al di là dell'atleta. Perché Nicola Galli, il 37enne originario di Pieve di Compito morto il 1° aprile dello scorso anno, dopo un lancio con la tuta volante dalle Pareti Zebrate di Pietramurata in Trentino Alto Adige, era prima di tutto una persona, che aveva però più degli altri il coraggio di sognare, ricorrendo le proprie passioni.
L'aria commossa, quasi sospesa, ha tenuto unite le oltre 200 persone (tra loro anche Luca Baldaccini, istruttore di lotta MMA del team Ronin assieme a Cristiano Lenzi della Fight & fitness di Lucca e Alberto Remedi, maestro di jiu jitzu, al fianco della sezione paracadutisti di Lucca e Viareggio e della Folgore) presenti al cinema Artè di Capannori, lunedì scorso: lo conoscevano "Iron" (così lo chiamavano gli amici), e ne apprezzavano la profonda umanità.
Mancava però la visione d'insieme: il Nicola che era stato bimbo, fratello e fidanzato premuroso prima di diventare lottatore di arti marziali, pugile, e base jumper. Quella bontà che Nicola in più di una occasione aveva già rivelato: ma vista lì, proiettata sullo schermo, tutto d'un fiato, sulle note di Ennio Morricone, di Moby, e con "Hero", inno alla libertà di David Bowie, ha scosso gli animi di tutti, ancora una volta.
Sul palco, a far scorrere le immagini, Emiliano, fratello di sangue, e Andrea Angarano, l'altro fratello, quello di volo. C'era lui insieme a Nicola in Trentino, quel giorno maledetto: da allora ha riposto, provato dalla perdita, la sua tuta alare nell'armadio. Un segno di rispetto nei confronti dell'amico: i due, sempre insieme, riverenti verso la morte, sapevano esorcizzarla scherzandoci su, ma quando il vento soffiava forte o la neve si affacciava all'improvviso, comprendevano l'importanza di tirarsi indietro, cauti.
«La montagna è lì, e non scappa. C'è anche domani», la frase che Nicola tirava fuori quando non era il caso di rischiare, come ricorda Emiliano. Nessuno in sala che si arroga il diritto di parlare: anche Marvin Ademaj e Luca e Cristiano Adreini, amici e compagni di Nicola, ascoltano con gli occhi, turbati, le imprese e i successi della matricola #878, quella assegnatagli a livello mondiale. E quando le luci si spengono, la sensazione che tutto sia andato per il meglio, e che anche Iron, da lassù, ne sarebbe stato fiero.
«Una bella serata, molto sentita – commenta commosso, il fratello Emiliano –. Tutti erano ansiosi di rivederlo: lo conoscevano, ma nessuno aveva mai visto Nicola così, a 360°. Sono rimasti sbalorditi. Ringrazio i presenti, ma in special modo la vicesindaca Silvia Amadei e la consigliera Rossana Giusfredi: è anche grazie a loro se il ricordo si è trasformato in un grande messaggio d'esaltazione della vita».
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