Il Tirreno

Lucca

Il marciapiede a ostacoli e il rischio sicurezza

di Barbara Antoni
Il marciapiede a ostacoli e il rischio sicurezza

In via di Tiglio gimkana tra pozzanghere, pavimentazione sconnessa e dislivelli In viale Cadorna i residenti protestano: «Quando il recupero della seconda metà?»

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LUCCA. A tratti strettissimo e pieno di buche ed erbacce, a tratti più largo, pavimentato in cemento, ma con dislivelli fino a venti centimetri. A tratti, ancora, sterrato e costellato di pozzanghere. Un marciapiede “impossibile” quello nel tratto di via di Tiglio fra l’intersezione con viale Castracani e viale Cadorna. «Come può una carrozzella o un passeggino transitare da un marciapiede come questo?», punta il dito il signor Vincenzo Passarelli, residente proprio in questo tratto di strada sfortunato, “dimenticato” seppure a cento metri poco più in linea d’aria con il perimetro delle Mura urbane. Una bruttura con cui nel quartiere dell’Arancio debbono convivere residenti e passanti, fedeli che si recano alla chiesa per assistere alle funzioni religiose e anche turisti, dal momento che corre parallelo a una meta molto gettonata dal turismo religioso che fa tappa a Lucca per ammirare il monastero di Santa Gemma Galgani.

Un percorso a ostacoli. Per provare la pericolosità di questo marciapiede immerso nel contesto di uno dei quartieri residenziali più eleganti di Lucca, Il Tirreno si avventura in questo percorso di circa trecento metri. Provare per credere, con il signor Passarelli che fa da Cicerone. Partiamo dall’intersezione con viale Castracani: il primo tratto, sul lato destro in direzione viale Cadorna, è un marciapiede strettissimo, cinquanta centimetri di larghezza all’incirca, estremamente sconnesso: l’asfalto è vecchio, sbriciolato, pieno di protuberanze e di avvallamenti. A un certo punto il marciapiede si allarga, la pavimentazione passa dall’asfalto al cemento, ma nell’arco di un centinaio di metri almeno due volte si interrompe creando scalini alti fino a venti centimetri. L’ultimo tratto, che costeggia la chiesa di San Bartolomeo, è sterrato e - con la pioggia di questi giorni - pieno di pozzanghere. Non è la prima volta che i residenti segnalano questi “laghi” d’acqua che rendono difficile e a rischio il passaggio. Tant’è che un residente, un bel giorno, ha provveduto in proprio: ha fatto arrivare un camioncino con un carico di ghiaia e l’ha fatta spargere sul marciapiede nel tratto che corre lungo il giardino della propria abitazione. Poi il marciapiede curva verso viale Cadorna e si restringe di nuovo.

Il viale “a metà”. «Cristo si è fermato in viale Cadorna», sbotta il signor Ferdinando Auricchio indicando la cesura forte ed evidente fra la fine del lato rinnovato del viale con via di Tiglio. Sulla pista ciclabile color nocciola sull’asfalto natura, oltretutto, spiccano numerose deiezioni di cani. «Nessuno dei padroni che si preoccupi di raccoglierle», sottolineano Passarelli e Auricchio, vicini di casa. Chi ha la cura di metterle in un sacchetto, pensa bene poi di abbandonarle accumulandole nei sacchetti ai piedi della colonnina dei servizi stradali sul marciapiede. È forte la differenza tra il lato elegante del viale e via di Tiglio, un pugno (visivo) in un occhio, c’è poco da dire.

Piazzale buio e siepe troppo alta. Il piazzale (privato) è quello antistante la chiesa di San Bartolomeo. Uno spazio ampio, a disposizione dell’edificio religioso, usato in modo disinvolto come parcheggio da quanti arrivano in questo tratto di via di Tiglio. Il problema più importante però si trasferisce nella notte, quando all’interno del piazzale, delimitato da una massiccia siepe ad altezza uomo e anche più, i residenti raccontano di vedere strani movimenti. A più riprese, raccontano, è stato chiesto di sfoltire la siepe, di abbassarla: se da dentro qualcuno volesse aggredire un passante sul marciapiede potrebbe farlo molto facilmente. E sempre in tema di sicurezza c’è la “rotondina” davanti al distributore Conad in fondo al viale Cadorna, dove regolarmente si intraversano, girandoci attorno, i tir.

«A quando il recupero del secondo lato?». È il dottor Paolo Buchignani a portare all’attenzione lo strano caso di viale Cadorna, elegantemente recuperato su un lato e pieno di radici di pino affioranti e dislivelli sull’altro. «Vorrei porre la domanda all’amministrazione comunale - dice senza mezzi termini Buchignani -: a quando il recupero anche del secondo lato del viale. Ne hanno rifatto metà: e l’altra?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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