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Sabina Guzzanti al Giglio: «La tv è noiosa»

Sabina Guzzanti al Giglio: «La tv è noiosa»

L’attrice in città per il Film Festival annuncia che sta girando un documentario su “Potere al Popolo”

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LUCCA. La televisione «non mi manca professionalmente perché mi piace molto fare cinema. Oggi non la guardo perché non ci sono molte cose che mi interessano. È noiosa e quindi possibilmente non vorrei starci dentro, oggi», quanto alla «Rai è stata completamente stravolta, anche dal punto di vista strutturale».

A dirlo è Sabina Guzzanti che ieri è stata protagonista del primo appuntamento di Lucca Film Festival ed EuropaCinema 2018. Durante l’incontro, che si è tenuto al Teatro del Giglio, Sabina Guzzanti ha anche fatto riferimento all’importanza del genere “documentario” che l’attrice considera «un modo libero per fare cinema».

«Il genere documentario - ha aggiunto - non ti impone molte regole, sia dal punto di vista cinematografico sia per i contenuti per questo mi sento libera di narrare e raccontare dei contenuti attuali come dal primo documentario Viva Zapatero». Sabina Guzzanti ha ricordato che ora sta «girando un nuovo documentario sul movimento “Potere al Popolo”: «Stavo per andare per un periodo in America proprio nel periodo delle elezioni politiche italiane amareggiata dalla campagna elettorale. Un giorno però ho incontrato una delle esponenti del movimento e parlandoci è nato questo progetto».

Attrice, regista, imitatrice, documentarista, comica. Ma soprattutto militante. Molte sono le definizioni che si potrebbero attribuire a Sabina Guzzanti, eppure ognuna sembra calzarle stretta.

Qual è oggi lo stato di salute della comicità? Si riesce ancora a «mettere in discussione con la comicità un’ideologia pericolosa»?

«Certo che ci si riesce. Se un concetto si dice e si ridice diventa ovvio, un luogo comune. Allora è importante che si levi una voce fuori dal coro. Qualsiasi punto di vista indipendente contribuisce alla libertà, alla cultura e alla discussione. Naturalmente non ci si può aspettare che uno spettacolo o un film cambino il mondo, ma fanno parte di un percorso. È un contributo di idee».

Nel cinema di oggi la bellezza per la bellezza è elemento quasi dominante. Lei è una delle eccezioni: quanto è importante restituire una funzione sociale al cinema?

«È vero, nel cinema di oggi questa tendenza è forte. La si riesce a fuggire meglio nel documentario, per quanto ne esistano di patinatissimi, ma a me non interessano. Dipende dal genere. Nel mio ambito i contenuti dominano la forma e offrono la possibilità di declinare in modi inediti lo stesso concetto di “bella immagine”. La stessa definizione di bello è, del resto, una forma di controllo. Oggi ti dicono “questo è bello, questo no, questo è cinema, questo no”. È come per il rock: tutte le volte che nasce qualcosa che mette in discussione l’autorità, questa cerca disperatamente di mettere dei punti fermi. L’estetica non esiste di per sé, è sempre in relazione al tempo e alla cultura di una società».

Gli spettri della manipolazione e della censura continuano a farci avvertire la loro presenza. Se è vero che o c’è democrazia, o c’è censura: è possibile parlare di democrazia?

«Democrazia significa ammettere tutte le opinioni. Nel momento in cui si dice “la satira sì, però…” si nega già il suo senso. Non si può parlare di democrazia e poi dire che è consentito essere in accordo o in disaccordo con la tale opinione solo fino a un certo punto. Oggi la libertà di espressione è lontana dall’essere effettiva, ma in un Paese che non permette ai suoi cittadini di mantenersi, direi che la Costituzione è tradita sotto aspetti ben più importanti. D’altro canto, una televisione più plurale sarebbe servita in un passato di cui l'oggi è la logica conseguenza».

Carlotta Lattanzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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