Il Tirreno

Lucca

il caso al paladini 

Aggredisce la prof e si ritira da scuola

La dirigente: «Un fatto grave, l’insegnante non è ancora rientrata»

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LUCCA. Si è ritirato da scuola lo studente lucchese che circa un mese e mezzo fa ha aggredito in maniera piuttosto violenta una professoressa.

E lo ha fatto prima che Iolanda Bocci, la dirigente dell’istituto Paladini-Civitali - nel quale il ragazzo, maggiorenne, fino a qualche settimana fa, frequentava la classe quinta - potesse avviare un’indagine interna con l’obiettivo di chiarire nel dettaglio cosa fosse successo in quell’aula tale da scatenare una reazione così aggressiva da parte del giovane.

«È un episodio che ci ha lasciati molto amareggiati - spiega la dirigente - immediatamente dopo l’aggressione abbiamo convocato il consiglio di classe e abbiamo deciso di sospendere il ragazzo per tre o quattro giorni in attesa di ascoltare la sua versione dei fatti ma poi lui non ha fatto più rientro a scuola. Formalmente si è ritirato quindi non è più un nostro studente. Ma se non fosse andata così avevamo comunque preso in considerazione anche l’ipotesi dell’espulsione dalla scuola».

Nel frattempo la professoressa aggredita non ha ancora ripreso servizio e la dirigente non esclude, se non dovesse fare rientro a breve, di doverla sostituire con un supplente.

Sia da parte dello studente responsabile di questo brutto gesto che dei suoi genitori sono arrivate delle scuse per quanto accaduto. A confermarlo è la stessa dirigente Bocci. «Il ragazzo si è pentito - spiega - e anche la famiglia ha chiesto scusa ma è giusto che gli studenti capiscano che azioni di questo tipo hanno delle conseguenze e non possono restare impunite. Anche perché ormai questi non sono più episodi isolati e nel mondo della scuola capitano sempre più spesso purtroppo. È una problematica generalizzata - aggiunge - ed è un fatto epocale e generazionale allo stesso tempo. Deriva dal fatto che purtroppo è venuto meno quel patto di collaborazione tra la scuola e la famiglia. I ragazzi sono sempre più fragili e fanno molta fatica ad accettare un brutto voto o comunque in generale qualsiasi frustrazione. E la scuola da sola non ce la può fare».

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