Sicurezza
«Le abbiamo solo dato ospitalità»
La versione dei tre cingalesi indagati per il sequestro di Sandunika
LUCCA. «Non l’abbiamo rapita e tanto meno violentata: le abbiamo solo dato ospitalità quando si è rivolta a noi per allontanarsi da casa». È questa la posizione dei tre cingalesi nel mirino della procura di Lucca per la scomparsa di Sandunika Hasini Geekiyanage, la ragazza cingalese di 20 anni di cui non c’è traccia dal 2 aprile. I tre giovani dello Sri Lanka – due di 20 anni e uno di 30, indagati per sequestro di persona, violenza e furto – si difendono per bocca del loro legale, l’avvocato Gianluca Rossi. «A seguito di questa vicenda i miei assistiti stanno avendo delle difficoltà all’interno della comunità cingalese – spiega Rossi – Per questo ci tengono a fornire la loro versione dei fatti. Secondo il loro racconto, il 10 marzo Sandunika si è messa in contatto con uno di loro, un connazionale di 20 anni dicendo di volersi allontanare da casa per problemi in famiglia. Non sapendo dove ospitarla il ragazzo si è messo in contatto con un altro cingalese di 30 anni che aveva una casa in cui ospitarla. Qui Sandunika è rimasta per un paio di giorni, completamente libera di andare e venire: aveva le chiavi e per la maggior parte della giornata era sola visto che il padrone di casa lavora come badante. Il padre si era messo a cercarla e la notizia si era diffusa nella comunità, così la sorella del badante ha chiesto di mandarla via. A quel punto Sandunika si è spostata in casa di un altro connazionale di 20 anni (anch’egli indagato, ndr) ma sempre in maniera volontaria. Infine, dopo essere ritornata a casa ha contattato il primo ragazzo, il presunto compagno, dicendo di essere stata indotta a raccontare la storia del sequestro e delle violenza. A quel punto ha chiesto al ragazzo un nuovo incontro. Quest’ultimo l’avrebbe vista nuovamente l’1 o il 2 aprile (giorno della nuova scomparsa, ndr) e l’avrebbe accompagnata dai carabinieri. Dove sia adesso Sandunika i miei assistiti non lo sanno, anche se nella comunità si dice che sia ospite di una casa famiglia – conclude l’avvocato Rossi –. In ogni caso loro ci tengono a ribadire di non aver avuto rapporti con la ragazza, neppure consenzienti, e di averle solo offerto l’ospitalità che lei stessa richiedeva nell’intento di allontanarsi da casa». (g.p.)
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