Il dolore
Esercente nelle mani dell’usuraio
Alla sbarra 33enne del campo nomadi accusato di prestare soldi a strozzo a commerciante ludopatico
LUCCA
È finito nel vortice del gioco d’azzardo, indebitandosi per oltre 20mila euro con la persona sbagliata, un rumeno del campo nomadi delle Tagliate. In questo pozzo senza fondo ha trascinato anche le persone che hanno tentato di aiutarlo: i genitori, i nonni e la compagna. Proprio quest’ultima lo ha salvato, denunciando ai carabinieri quel che stava accadendo al suo ragazzo, che per le minacce subite e l’incapacità di saldare un debito che cresceva ogni giorno di più, manifestava propositi di suicidio. È una storia di sofferenza psicologica e materiale quella che prende forma nell’aula collegiale del tribunale di Lucca, dove i protagonisti rievocano quella stagione d’inferno. Alla sbarra finisce Cosmin Butu, 33 anni, residente al campo nomadi delle Tagliate. L’uomo, difeso dall’avvocato Pierpaolo Santini, deve rispondere di accuse pesanti: usura e tentata estorsione nei confronti di un lucchese trentenne titolare di un esercizio commerciale. Il giovane ha una vita felice ma è affetto da ludopatia, una patologia irresistibile che lo porta a scommettere di continuo, online o attraverso le agenzie di gioco d’azzardo. Il ragazzo guadagna bene, ma i soldi non sono sufficienti a saziare il vizio del gioco: all’inizio chiede prestiti al padre, dicendo che si tratta di spese per il negozio. Ma anche i soldi della famiglia non bastano a placare la sua fame di scommesse e così il giovane lucchese, dopo essere rimasto al verde si rivolge a Cosmin Butu. Siamo nel 2015 e in più episodi, secondo l’accusa, il commerciante lucchese si presenta al campo nomadi per farsi prestare 3000-4000 mila euro con un tasso di interesse che lievita di mille euro ogni dieci giorni. A garanzia della restituzione del denaro il giovane è costretto a lasciare la macchina, tant’è che deve farsi accompagnare agli appuntamenti con l’usuraio dai suoi cari. Ovviamente non ce la fa a restituire il denaro, nonostante in più occasioni i genitori gli diano la cifra necessaria a chiudere la faccenda e a togliersi dai guai. Ma il commerciante ludopatico ci ricasca sempre. Alla fine anche la macchina nuova, una Seat Ibiza comprata con l’aiuto del babbo e del nonno, finisce nelle mani del presunto strozzino. E intanto sul cellulare del giovane, sempre secondo l’accusa, si susseguono i messaggi di minaccia. . In aula, di fronte al presidente del collegio giudicante Nadia Genovese, il padre del ragazzo racconta il faccia a faccia avuto con Cosmin. «Stavo rientrando a casa – racconta – Dal nulla sbuca una macchina e si mette all’ingresso, in modo da impedire al cancello di chiudersi ma senza entrare nella mia proprietà. Scende un uomo che comincia a chiedere di mio figlio e dice di avere con lui un credito di 20mila, soldi che vuole indietro. Mi chiede il numero di telefono ma io gli dico che non lo so. A quel punto dalla macchina scende una donna. È piuttosto alterata e comincia a gridarmi contro, dicendo che loro rivogliono i soldi e che io devo dirgli dove è mio figlio. Mi intimano anche di andare a chiamare mia moglie». Una testimonianza drammatica ma il processo è solo agli inizi: l’udienza è stata aggiornata al 7 giugno quando verranno sentiti i testimoni relativi ad altri episodi estorsivi ai danni di un rumeno. (g.p.)
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