Il Tirreno

Lucca

La chiesa piena di amici per l’ultimo saluto a Davide

di Marco Tirinnanzi
La chiesa piena di amici per l’ultimo saluto a Davide

Poco spazio per la tristezza ai funerali del giovane morto a Pasqua in un incidente Le sue maestre hanno scritto una lettera alla famiglia: «Era un ragazzo d’oro»

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CAPANNORI. A Davide sicuramente sarebbe piaciuto il suo funerale. Con la musica che si è alzata, dal sagrato della chiesa di San Jacopo a Lammari, ed è volata verso il cielo. Le note di “See you again”, successo di Wiz Khalifa, urlate a squargiagola dagli amici, commossi, e con il volto rigato dalle lacrime, ma eroici, nel non farsi piegare, troppo, dallo sconforto. Sulla bara marrone anche diversi bigliettini, che ricordavano in tutto e per tutto i "flyer", i lasciapassare per le discoteche, su cui campeggiava una foto allegra e spensierata di Davide Surace, il giovane investito da un'auto la sera di Pasqua mentre con il suo motorino stava tornando a casa dall'Undici Undici, locale in piazza Antelminelli in cui lavorava; e dietro la sua immagine, una scritta gioiosa: «Andiamo a Far Festa».

Perché ieri, giorno dell'ultimo saluto al venticinquenne originario di Uscio, in provincia di Genova, non c'era proprio spazio per la tristezza. Tanti amici, che Davide aveva conosciuto a Lucca. Da un anno era uno dei barman di punta del bistrot di fronte al Duomo di San Martino. Qui si era subito inserito: gioviale, alla mano, uno di famiglia insomma. «Lo chiamavamo “bomber” per la sua simpatia e la sua disponibilità. Si faceva voler bene, ma era anche un gran lavoratore. Mancherà a tutti» - dice il principale di Davide.

Ad Uscio, come riporta il Secolo XIX, anche le maestre non lo avevano dimenticato. «Lo ricordo bene per la sua intelligenza e la sua dolcezza – racconta la maestra Esa, che con l’altra maestra di Davide, Enrica, ha scritto un messaggio di cordoglio alla famiglia – era un ragazzo d’oro e infatti stava progettando la sua vita basandola su valori importanti, come il lavoro e la serietà». Per la famiglia, l'unico a parlare lo zio Nicola, che ha chiesto comprensione ai giornalisti. «Quella sera, Davide stava tornando a casa - riferisce ancora il Secolo XIX -: aveva mandato un messaggio che ritardava mezz'ora, che era uscito dal lavoro e che sarebbe rientrato. Era un ragazzo fantastico che riempiva le giornate di gioia. Aveva trovato un bel lavoro e aveva fatto un sacco di amicizie. Stava cercando di costruirsi un futuro».

Dentro la chiesa a Lammari, tanta gente del paese. Davide si era trasferito da Uscio due anni fa: viveva insieme alla madre Paola Casagrande. In terra ligure era rimasto il padre Nunzio, originario di Palmi, in Calabria. E anche la comunità capannorese gli si era immediatamente stretta intorno. Il parroco Don Giovanni, commosso e con un filo di voce, più volte ha chiesto ai presenti di provare a cantare assieme a lui. In riposta invece ha avuto il silenzio, che ha ammantato la Chiesa: nessuno osava proferire parola. In lacrime i genitori, affranti dal dolore, che per mano tenevano il fratello più piccolo di Davide, Gioele, e la sorellina Lavinia. C'erano anche gli zii arrivati dalla Liguria e qualche amico genovese che aveva preso ferie per poter salutare, per l'ultima volta, il barman di Uscio. «Di questa tragedia non resta un dolore inconsolabile - ha detto Don Giovanni durante l'omelia -. Umanamente è inspiegabile. Ma Davide vive nell'abbraccio di Dio, che riesce a trasformare la morte in vita. Resterà nei nostri cuori e sarà vicino a noi nei momenti più impensabili». La salma verrà sepolta nel cimitero di Lammari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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