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uomo carbonizzato 

Il ricordo di Attila il clochard gentile morto nella baracca

Il ricordo di Attila il clochard gentile morto nella baracca

LUCCA. Adesso si tratta di dare un’identità certa, anche se vi sono pochi dubbi sul fatto che il corpo carbonizzato trovato nella baracca a San Concordio sia quello di Attila. Così era conosciuto da...

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LUCCA. Adesso si tratta di dare un’identità certa, anche se vi sono pochi dubbi sul fatto che il corpo carbonizzato trovato nella baracca a San Concordio sia quello di Attila. Così era conosciuto da tutti il clochard di origine romena di 47 anni che da tempo aveva scelto quest’angolo di Lucca come sua residenza. Una persona travolta dal destino, che però aveva conservato un carattere dolce, al punto che in tanti nel quartiere lo conoscevano e, potendo gli davano una mano. Gesti che l’uomo accompagnava sempre da grandi ringraziamenti.

Ed è stato proprio il non vederlo più a giro da qualche giorno a far scattare l’allarme che, lunedì sera, ha portato alla macabra scoperta. In particolare è stato il consigliere comunale Pilade Ciardetti, in qualità di membro della Caritas, a mobilitarsi: «Era una persona che stavamo cercando di aiutare. La settimana scorsa gli avevo promesso di portarlo ad acquistare una scheda telefonica, in modo da consentirgli di contattarci in caso di necessità, ma non si è fatto vedere. È stato a quel punto che abbiamo cominciato a cercarlo. Non trovandolo e non avendo alcun punto di riferimento sono andato nella zona in cui di solito andava a dormire. Ho visto che la baracca era stata distrutta da un incendio e che non c’era più il tetto, con le tegole che erano cadute a terra. Continuando a non trovarlo è sorto il dubbio che lui, in realtà, fosse sotto quel mucchio di tegole». Un sospetto che ha trovato poi una tragica conferma.

Adesso si tratta di fare le ultime verifiche, per essere sicuri che si tratti proprio – come appare praticamente certo – di Attila. Pochi dubbi sulle cause fortuite dell’incendio, sviluppatosi a quanto risulta dall’interno dell’edificio, e per il corpo senza vita è stato disposto l’esame necroscopico esterno.

Una tragedia che ha colpito un “invisibile”, come vengono spesso freddamente chiamate queste persone, dimenticandosi dei loro sentimenti, dei loro stati d’animo, o della loro gentilezza, come nel caso di Attila: «Una volta lo trovai sotto una grondaia – ricorda Ciardetti – gli chiesi cosa ci facesse, come potevo aiutarlo, e lui, semplicemente, mi rispose “ci dormo”, e, mostrandomi un panino, “ho tutto, non ho bisogno di niente”».

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