La manifestazione
Barsi, condanna confermata
Spari nell’oliveta, anche in appello pena di 12 anni e due mesi per Zappelli
COREGLIA. Gianfranco Barsi non era in aula quando il giudice della corte di Appello di Firenze ha letto la sentenza nei confronti di Marco Zappelli il 59enne di Ghivizzano che il 7 novembre del 2015 l’aveva ferito con un colpo di fucile dopo una banale lite nell’oliveto di famiglia. Sono stati la moglie Nadia e il figlio Riccardo a comunicargli che la sentenza di primo grado era stata confermata in pieno: condanna, dunque, a 12 anni e due mesi di reclusione per Zappelli, cacciatore, accusa di tentato omicidio nei confronti di Gianfranco Barsi e di minaccia aggravata verso Riccardo.
Soddisfatto l’avvocato Alessandro Garibotti, che tutela la famiglia Barsi come parte civile: «È andata come meglio non poteva, se consideriamo che la sentenza poteva solo peggiorare e che in quel caso sarebbe stata una sofferenza per tutti i familiari».
Gianfranco Barsi aveva detto al Tirreno che ieri avrebbe voluto essere in aula. Ma poi le sue precarie condizioni di salute (dopo essere stato colpito dai pallini di piombi di Zappelli è costretto su una sedia a rotelle) hanno consigliato, proprio in extremis, che rimanesse nella sua abitazione di Coreglia.
In aula c’era invece Zappelli, che ha seguito tutta la giornata, fino alla lettura della sentenza da parte del giudice. Che ha confermato anche la parte patrimoniale della condanna, con la provvisionale di mezzo milione di euro per Barsi e la sua famiglia, che però non è stata pagata dato che il cacciatore è considerato nullatenente. La sentenza nei suoi confronti, già in primo grado, poteva essere più pesante ma il giudice (in rito abbreviato) decise di derubricare il tentato omicidio nei confronti del figlio nel più tenue reato di minaccia aggravata, non accogliendo la richiesta del pm di 16 anni di reclusione.
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