Sicurezza
Commercio in lutto per la morte di Dino Arnoldo
Il proprietario della Veneta si è spento a 78 anni Lunedì salma esposta all’obitorio, poi i funerali a Belluno
LUCCA. Tutta la città in lutto per la morte, a 78 anni di età, di Dino Arnoldo, proprietario della gelateria Veneta. Anzi, delle gelaterie: perché, con il passare degli anni, l’attività si è ingrandita, con nuovi punti vendita anche fuori Lucca.
Cordoglio anche da Confcommercio Lucca: «Socio da tanti anni - ricorda una nota di Palazzo Sani - pur senza mai occupare cariche sindacali Arnoldo è sempre stato una persona vicina all’associazione per impegno, passione e competenza. Alla sua famiglia vanno l’abbraccio e le più sentite condoglianze - a nome dell’intera struttura di Confcommercio – del presidente Ademaro Cordoni e del direttore Rodolfo Pasquini, cui si uniscono quelle del presidente provinciale e regionale dell’Associazione 50 & Più Antonio Fanucchi, che nel 2014 aveva consegnato a Dino Arnoldo il riconoscimento della “Aquila di diamante” riservato ai “Maestri del commercio” con almeno 50 anni di attività».
Sì, perché Arnoldo ha segnato la storia e la tradizione del gelato a Lucca. Insieme alla famiglia. Fresco di diploma di ragioniere intorno ai 20 anni, non volle più sentir parlare di studi, come avrebbe voluto suo padre Guerrino, e invece di iscriversi all'università si mise a lavorare con lui in gelateria. Che Guerrino aveva aperto nel 1927 dove è ancora oggi, in via Vittorio Veneto. «Allora era un piccolo fondo di 40 metri quadri - raccontò lo scorso anni Dino, in occasione dei 90 anni di attività - e ci veniva fatto tutto: dalla lavorazione alla vendita. Il ghiaccio arrivava da piazza della Misericordia e veniva scaricato sulla porta tutte le mattine alle quattro nei classici filoni lunghi circa un metro». Niente in confronto a quello che la Veneta è diventata in seguito, prima con lo stesso Guerrino, poi con Dino e la moglie Maria Camilla. Il piccolo fondo si è ingrandito e oggi vi hanno sede il laboratorio e il punto vendita, poi ci sono altri tre negozi: in via Beccheria, aperto nel 1995, in piazzale Ricasoli, attivo dal 2000, e in via Fillungo, inaugurato quattro anni fa dopo la chiusura della Venetina di Chiasso Barletti. Chissà se nonno Vittorio, classe 1890, s'immaginava tutto questo. Era partito dalla Val di Zoldo verso l'Austria, come molti compaesani, per trovare lavoro «dove - racconta il nipote - c'erano soldi». A Vienna si mise a fare il gelato ed ebbe una discreta fortuna. Dopo la prima guerra mondiale decise di trasferirsi a Trieste, dove continuò come gelataio. In tutti questi spostamenti portava con sé solo i figli maschi più grandi, tra cui Guerrino, mentre la moglie rimaneva nella valle, per accudire i più piccoli, la casa e i campi. «Era una prassi - spiegò Dino - che le donne non seguissero i mariti. E poi mio nonno, come tutti i gelatai emigrati, d'inverno tornava e si metteva a fare il contadino». Dopo Trieste, nuovo trasferimento e la destinazione fu Firenze, dove Vittorio aprì una gelateria in viale dei Mille. «In quel momento non so cosa successe, forse un litigio ma mio padre, che allora aveva 26 anni e non mi ha mai voluto spiegare le ragioni, lasciò il nonno a Firenze e venne a Lucca, deciso a intraprendere l'attività per conto suo. Trovò il fondo in via Veneto e aprì. Scelse il nome Veneta perché era molto comune a quel tempo, non tanto come omaggio alle nostre origini».
La salma di Dino Arnoldo verrà esposta lunedì mattina nell’obitori. Poi la partenza per Belluno, dove martedì si terranno i funerali.
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