Finanza
Base, Tocchini amministratore E Vitiello chiederà i danni
Ieri mattina i vigili urbani alle 6 nella sede della società per farsi riconosegnare le chiavi L’ex responsabile va al contrattacco: la Tari poteva essere ridotta, una manovra per farmi fuori
BAGNI DI LUCCA. Sfocia nella rimozione dell’amministratore unico della Base Srl (società in house del Comune per la raccolta dei rifiuti), Giuseppe Vitiello, lo scontro sulla gestione della società della raccolta dei rifiuti del Comune di Bagni di Lucca. Ieri mattina, alle 6, il consigliere delegato Antonio Bianchi, vigili urbani e personale del Comune hanno atteso i lavoratori nella sede della Base per comunicare loro che l’amministratore unico Vitiello era stato revocato con effetto immediato e sostituito con un nuovo amministratore che avrebbe incontrato gli operai a fine turno. Al posto di Vitiello, il cui incarico sarebbe comunque finito il 31 dicembre 2018, arriva l’ingegner Riccardo Tocchini. In una sintetica nota, l’amministrazione comunale informa che la revoca di Vitiello è stata approvata dalla assemblea della società, mentre gli altri punti all’ordine del giorno, tra cui l’approvazione del bilancio consuntivo della società al 31 dicembre 2017, sono stati rinviati a nuova convocazione «perché carenti di documentazione obbligatoria di legge. L'attività della società proseguirà senza soluzione di continuità e con la consueta programmazione». La questione sembra però destinata a passare nelle aule della giustizia, perché Vitiello ha già passato la questione nelle mani dei legali. «Il blitz mattiniero - dice Vitiello - dimostra la vera natura di questa amministrazione Michelini: non si è mai degnata di prendere conoscenza della realtà industriale di Base. Per la prima volta lo fa per comunicare un atto illegittimo, sia nella forma che nel contenuto». Per l’ingegnere defenestrato, a termini di norme «non può essere l’assemblea la sede legittimata ad effettuare le revoche, ma deve essere un atto deliberativo interno dell’Ente; in caso di mancanza o invalidità di tale atto deliberativo la norma prevede che la società non possa ritenere valida la stessa revoca. In pratica il sindaco e la giunta devono adottare un atto preciso, ben motivato, con il quale deliberano la revoca dell’amministratore della società». Per Vitiello «il comportamento del sindaco è illegittimo anche nella sostanza. Una revoca può essere disposta solo per giusta causa. Il sindaco ha tentato di costruire un minimo di giustificazione addebitando al sottoscritto responsabilità gestionali dedotte da un verbale della commissione di vigilanza, da me puntualmente contestato». Al centro dello scontro, soprattutto l’aumento dei costi di smaltimento che, secondo l’amministrazione, costringono la giunta a inserire nel bilancio 2018 una cifra di oltre 95.000 a copertura del buco, con conseguente necessità di rivedere la tariffa. Secondo Vitiello il costo aumentato è dovuto in particolare al maggior numero di presenze di villeggianti e comunque poteva essere coperto, come dice di aver proposto, con l’utile di esercizio del 2017, di oltre 100.000 euro. «Questa opportunità - sostiene Vitiello - non è stata volutamente utilizzata: era necessario che i maggiori costi venissero utilizzati come argomento che giustificasse la revoca. Il sindaco l’ha volutamente anticipata, tra l’altro prolungando un’assemblea che era stata invece rinviata al 12 aprile, su richiesta del revisore dei conti, pur di non approvare il bilancio relativo al 2017. Con l’approvazione sarebbero venuter meno le pretestuose argomentazioni utilizzate per giustificare una revoca». Vitiello conclude sostenendo che utilizzando l’utile di esercizio non solo si poteva evitare di aumentare la tariffa della Tari, ma sarebbe stato possibile «ridurla di almeno il 5%. Ovviamente mi troverò costretto a tutelare la sua onorabilità e professionalità, anche richiedendo il riconoscimento dei danni subiti; c’è da chiedersi chi dovrà poi farsi carico di questi costi, laddove gli organi giudiziari dovessero ritenere valide le mie richieste. Sarebbe opportuno che pagasse di persona chi è il vero responsabile di quanto è successo, e non che si ribaltassero ancora una volta i costi sulla collettività».
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