Il Tirreno

Lucca

Medici colpevoli per la morte di Alessandro

di Luca Tronchetti
Medici colpevoli per la morte di Alessandro

A 5 anni e mezzo dalla tragedia condanne da 16 a 24 mesi per i tre pediatri e maxi risarcimento per i familiari del bimbo

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LUCCA. Colpevoli. Elisabetta Spadoni, medico della Asl 2, Graziano Vierucci e Giuseppe Fontana, pediatri di famiglia, secondo il giudice Stefano Billet per negligenza, imperizia e imprudenza non avrebbero valutato correttamente i problemi respiratori del piccolo Alessandro Favilla, 10 anni, deceduto il 25 ottobre 2012, non provvedendo al suo ricovero immediato in una struttura sanitaria. La sentenza arriva dopo cinque anni e cinque mesi e una lunga fase dibattimentale nella quale sarebbe emersa la prova della colpevolezza dopo che, in sede di udienza preliminare, la stessa pubblica accusa aveva chiesto l’archiviazione per tutti gli imputati che originariamente erano otto (uno di loro, Marco Montesanti, è rientrato a pieno titolo nel processo dopo un ricorso per Cassazione e verrà giudicato separatamente nei prossimi mesi).

CONDANNE E RISARCIMENTI

Il giudice Stefano Billet pronuncia la sentenza ieri poco prima delle 11. In aula non ci sono gli imputati. C’è invece Emanuele Favilla, il papà del piccolo Alessandro. Emozionato e commosso sino alla lacrime quando la parola “condanna” spunta durante la lettura di un arido dispositivo composto da numeri e commi di articoli del codice penale. «È stata resa giustizia al nostro Alessandro» le parole del babbo nell’abbraccio con i parenti e con i suoi legali. Più alte le pene rispetto a quelle chieste dal pubblico ministero Aldo Ingangi. Due anni di reclusione invece di uno per la dottoressa Elisabetta Spadoni, un anno e quattro mesi per il pediatra Graziano Vierucci invece dei dodici mesi proposti dall’accusa e stessa pena per Giuseppe Fontana quando l’ufficio requirente aveva richiesto otto mesi di reclusione. Per tutti è stata concessa la sospensione condizionale della pena. Statuizioni civili importanti quelle impartite dal giudice monocratico: 250mila euro in favore di Alessia Marraccini, la mamma del piccolo “Ale”, stesso importo per babbo Emanuele e 50mila euro ciascuno per i quattro nonni, materni e paterni costituitisi tutti parte civile, di quell’angelo volato in cielo troppo presto. Non solo. Il giudice ha inviato gli atti al pubblico ministero in relazione all’ipotesi di falsa testimonianza per la deposizione in aula di un’infermeria del San Luca, testimone della difesa di Elisabetta Spadoni. Nel corso del processo avrebbe negato una visita effettuata dalla dottoressa dell’Asl al piccolo Alessandro. Il pool difensivo ha annunciato, ancor prima di leggere il dispositivo della sentenza, che ricorrerà in Appello ribadendo con forza l’innocenza dei tre medici in ordine alle contestazioni mosse nei loro confronti.

LA PROVA REGINA

Balza agli occhi come, nel corso del dibattimento, il pubblico ministero che in sede di udienza preliminare aveva chiesto di non procedere nei confronti dei medici indagati, abbia poi rivisto le sue convinzioni originarie. Il motivo? La pubblica accusa, a cui poi si è rifatta la sentenza del giudice, ha valutato con attenzioni elementi portati dalla parte civile che non erano emersi in fase di udienza preliminare.

Primo tra tutti un video girato dall’insegnante della scuola frequentata dal piccolo Alessandro e che risale al 19 ottobre, sei giorni prima del decesso del bimbo. Un documento realizzato tramite il cellulare che ritrae Alessandro mentre parla in classe interrotto da colpi di tosse secca che assomigliano tremendamente a un rantolo. Quel respiro affannoso si era verificato anche nei giorni successivi e quindi avrebbe dovuto essere valutato con la massima attenzione dai tre medici finiti sotto inchiesta con l’accusa di omicidio colposo per colpa medica. Un respiro simile ad un rantolo che si manifesta anche nel corso dell’ultima visita, quella effettuata nello studio ambulatoriale del dottor Giuseppe Fontana. Che individua il problema di origine tracheale («i polmoni erano puliti»), ma dalla sua esperienza non ritiene che vi sia un pericolo assoluto in tempi brevissimi e quindi non opta per un immediato ricovero. Sulla valutazione medica errata punta anche la consulenza del dottor Roberto Dal Porto, nominato dalla parte civile. Sostiene che la morte sia stata causata da una malattia polmonare non diagnosticata con tempestività. Sarebbe dunque mancata una visita pneumologica accurata mediante esecuzione di spirometria. Inizialmente invece, subito dopo l’esame autoptico, l’accusa aveva puntato sulla Ab ingestis: l’inalazione involontaria di materiale alimentare - solido o liquido - proveniente dall’apparato digerente. In sostanza il bimbo sarebbe soffocato dal cibo o dal latte caldo andatogli di traverso. Una circostanza che, di fronte a quel video, non è stata più ritenuta credibile dal pm.

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