Il Tirreno

Lucca

«Codice degli appalti da riformare»

«Codice degli appalti da riformare»

Appello ai parlamentari eIetti dal presidente di Ance Toscana Nord Stefano Varia

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LUCCA. «La riforma del codice degli appalti deve essere la priorità del prossimo governo»: è quanto chiede Stefano Varia, presidente di Ance Toscana Nord (l’associazione dei costruttori edili) in un appello ai parlamentari di zona.

«Anche il 2017 è stato per le costruzioni un anno di grande delusione – dice Varia – avevamo riposto molte aspettative sul tanto atteso “segno più” dopo una lunga profonda crisi. Invece si registrano ancora cali della produzione a livello nazionale (-0,1% nel 2017; –36,5% dall’inizio della crisi), confermati dai numeri provenienti dalle Casse edili locali che non accennano a invertire la tendenza al ribasso (–37% di imprese e – 40% lavoratori dal 2008 nell’area Lucca Pistoia Prato). Su tale dinamica incide in modo preponderante il dato estremamente negativo delle opere pubbliche, un sistema andato completamente in crisi. Tutto è bloccato non solo per il calo degli investimenti, ma anche a causa del nuovo codice degli appalti che, a distanza di un anno dall’entrata in vigore, ha fallito i grandi obiettivi che avevano accompagnato la sua presentazione: semplificazione, trasparenza, ripresa del settore. Noi di tutto questo non abbiamo visto nulla; abbiamo toccato con mano, invece, il disorientamento, l’incertezza e la tanta frustrazione anche nelle Amministrazioni, prive, come noi, di un quadro minimo di regole certe».

Da qui la richiesta a tutti i candidati, durante la campagna elettorale, di mettere come priorità un radicale intervento sul codice degli appalti: «Uno dei perni della riforma era il sistema di “soft law” fatto di linee guida Anac e altri provvedimenti ministeriali che avrebbero dovuto fornire le indicazioni operative e completare la normativa. Peccato che il sistema non abbia funzionato: dei 67 provvedimenti attuativi “soft” previsti a oggi meno di un terzo ha visto la luce e molti di essi non hanno fornito certezze, ma, se possibile, maggiori dubbi. Un esempio è l’aberrazione della pratica del sorteggio che, in assenza delle tanto attese indicazioni operative sui criteri di selezione delle imprese, continua a essere utilizzata dalle stazioni appaltanti in luogo di una responsabile attività di scelta. È evidente quindi che occorre ripristinare un Regolamento di attuazione del Codice che dissipi i dubbi interpretativi e fornisca regole certe per operare».

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