La manifestazione
Le dipendenti di una Rsa: «A Pasqua le lacrime invece della gioia»
Lucca, l’angoscia delle 52 dipendenti: «Il 30 giugno sarà l’ultimo giorno di lavoro. Molte fra noi tirano avanti la famiglia»
LUCCA. Il clima di gioia che da anni caratterizzava la messa precedente la Pasqua, nel salone al primo piano della Rsa Villa Santa Maria, questa volta è stato soppiantato dalla tristezza, dalla commozione e dalle lacrime che hanno solcato più di un volto. Perché per 52 addetti e 28 anziani quella di mercoledì pomeriggio (28 marzo) potrebbe rimanere l’ultima messa di Pasqua condivisa. Dopo le lettere di licenziamento ricevute da Kcs - la cooperativa che da quindici anni a questa parte ha gestito la struttura, oggi in attesa di conoscere il bando per la futura gestione che risulta ancora tutto da scrivere e comprensivo anche di lavori di ristrutturazione a Villa Santa Maria per due milioni - per il personale (50 donne e due uomini) della Rsa l’unica “frontiera” certa al momento è la data del 30 giugno, quando il loro rapporto di lavoro cesserà e l’unica chance - se lo scenario non cambierà - saranno, per due anni, le poche centinaia di euro mensili della Naspi. Cifra oltretutto decrescente con il passare dei mesi, fino ad arrivare a zero.
Sui volti di Sabrina Verdigi, infermiera a Villa Santa Maria dal ’92, della collega infermiera Serena Menchini in forza dal ’93, delle oss Claudia Gemignani che vi lavora dal 2008 e Michela Nieddu , dal 2006 (nella foto di Fiorenzo Sernacchioli)) sono scritte tutte queste preoccupazioni, tutto questo dispiacere. Parlano non a titolo personale, ma a nome di tutti i dipendenti della Rsa. «Siamo professioniste. Tra noi - spiegano - ci sono persone con le situazioni più diverse. Ci sono mamme single con figli, donne sposate ma con il marito disoccupato che con il loro stipendio mandano avanti la famiglia; ci sono vedove, persone che vivono sole. Donne con mutui e affitti da pagare, con figli all’università da cui si sono sentite dire che si cercheranno un lavoretto per aiutarle».
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Per il personale di Villa Santa Maria la notizia dei lavori urgenti alla struttura che hanno poi accelerato il piano di dismissione della Rsa (trasloco degli anziani utenti e licenziamento dei dipendenti prima del nuovo bando) è stata una doccia fredda, raccontano. «Che l’appalto di Kcs fosse in scadenza e che la struttura avesse bisogno di manutenzioni lo sapevamo - raccontano -. Quando nel 2007 furono rifatti i bagni riuscimmo a rimanere con gli anziani con i lavori in corso. La struttura non è pericolante come si dice: ci sono gli infissi da rifare, i soffitti troppo alti che causano lo spreco di energia e altri interventi necessari. Avevamo proposto al Comune di trasferirci a Campo di Marte per la durata dei lavori, ma non ci è stato concesso. Siamo molto preoccupate anche per gli anziani: sono smarriti, impauriti al pensiero di dover lasciare una struttura che considerano la loro casa, dove vivono anche da trent’anni. Per questi anziani noi siamo la loro famiglia. Pochi ne hanno una vera, molti sono soli. Nelle ultime settimane alcuni hanno avuto crisi di panico, per la paura di non sapere cosa li aspetta, non vogliono andare via. Anche se a loro è stato detto che dopo i lavori torneranno a Villa Santa Maria. E poi c’è il nostro dolore a separarci: alcune di noi lavorano insieme da vent’anni, ci conosciamo, c’è una squadra molto affiatata».
In questa complicata vicenda entrano in ballo lavoro e sentimenti, tanti anni di vita vissuta. Certezze al momento nessuna: il Comune, come ha dichiarato al Tirreno l’assessora al sociale Lucia Del Chiaro si sta dando da fare per aiutare le famiglie a ricollocare gli anziani in altre strutture, auspicando di farli seguire dagli addetti che si renderanno necessari nella nuova Rsa gestita da un’altra cooperativa. È un progetto arduo, difficile anche per il fatto che la proporzione attuale fra addetti e utenti a Villa Santa Maria è considerata superiore ai parametri vigenti; in un rapporto di lavoro ex novo sarà sicuramente ridotta e di personale ne servirà meno: uno dei tanti fronti sui quali si stanno battendo anche i sindacati che seguono la vertenza.
«Anche se ricominceremo, dovremo ripartire da zero - spiegano le dipendenti - e andando in un’altra struttura potremmo anche “rubare” il posto a una collega precaria. Una guerra tra poveri». Le speranze sono riposte, spiegano, negli incontri dell’11 e il 16 aprile. «Intanto - concludono - vogliamo ringraziare le forze di opposizione che hanno chiesto e ottenuto il consiglio comunale su Villa Santa Maria».
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