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Raccolta firme della mamma: "L'omicida di mio figlio non deve tornare al lavoro" - Video
Il tribunale ha deciso che l’automobilista che causò la morte del giovane investendolo può tornare al lavoro ma i genitori si oppongono. Era sotto effetto di droghe e alcol
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LUCCA. Indignazione, rabbia, profondo senso di ingiustizia. Al distributore Esso sul viale di San Concordio squilla il telefono: risponde Fiorella, la titolare. La voce è quella di una sua cliente che da quando è morto Andrea è sempre stata presente e non ha mai perso occasione per mostrarle la sua vicinanza. Ha saputo della decisione del gip Giuseppe Pezzuti il quale ha stabilito che Anthony Caturano, il venticinquenne di Torre del Lago che nella notte tra il 4 e il 5 febbraio, travolgendolo con l’auto ha spezzato la vita del figlio, del suo Andrea, dopo poco più di un mese passato agli arresti domiciliari, potrà tornare al suo lavoro di sempre.
«Sono indignata e arrabbiata per questo provvedimento - le dice - è una vera e propria ingiustizia. Dovremmo organizzare una raccolta firme per dire che non siamo d’accordo». E Fiorella accetta. Un rapido consulto con la sua avvocata, Cristiana Francesconi e nel giro di pochissimo i fogli della petizione sono già sul bancone del distributore e in due negozi della zona a disposizione di tutti i cittadini che vorranno esprimere il loro supporto alla campagna portata avanti dalla famiglia Lucchesi. Una raccolta firme che, precisa la stessa avvocata, «non ha alcun valore giuridico in senso stretto ma che rappresenta la volontà di manifestare da una parte il dissenso nei confronti della decisione presa dal gip e dall’altra il distacco che si sta creando sempre di più tra la giustizia e i cittadini».
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Intanto la petizione, cominciata sabato mattina dal bancone del distributore Esso, ha avuto in poche ore un boom di adesioni e non è escluso, fa sapere sempre Francesconi, che si decida di andare oltre i confini di Lucca “estendendo” la raccolta firme anche a Viareggio.
«Noi non siamo d’accordo con la decisione presa dal giudice - rimarca Fiorella Checchi - finora tutti quelli che sono venuti qui al distributore hanno deciso di firmare la petizione perché anche secondo loro non è stato un provvedimento giusto quello di consentire a Caturano di tornare al suo lavoro. In un giorno solo noi al distributore abbiamo raccolto quasi un centinaio di firme e a queste dovranno essere sommate alle sottoscrizioni “lasciate” nei due negozi». L’intenzione di mamma Fiorella ora, è quella di andare avanti almeno per altri quindici giorni e di distribuire i fogli della petizione anche ad altre attività commerciali della città e non solo.
«Siamo furiosi per come si sta comportando il tribunale di Lucca - spiega l’avvocata - la nostra intenzione è quella di portare la raccolta firme al foro dicendo: “Questo è quello che pensiamo di quello che state facendo”. Anche se ripeto, non ha alcun valore giuridico, speriamo che però serva a far capire che la giustizia non è vicina ai cittadini perché questa decisione non rispetta quella che è la richiesta dei cittadini appunto, che è quella di essere tutelati».
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Sempre secondo quanto dichiara l’avvocata della famiglia Lucchesi, «il gip ha usato una manica molto larga nei confronti di Anthony Caturano» che, tornando indietro a quella maledetta notte d’inverno ha travolto con la sua auto, una Lancia Y, Andrea Lucchesi, 21 anni, e Fabio Biagini, 25, uccidendo il primo e ferendo gravemente l’amico che camminava accanto a lui per poi scappare a tutta velocità senza prestare soccorso abbandonando l’auto poco più avanti, dietro una siepe. I due ragazzi lucchesi avevano trascorso una serata come tante in Darsena a Viareggio e stavano camminando sul bordo della strada diretti al parcheggio dove avrebbero dovuto prendere la macchina per tornare a casa. Dall’alcoltest e dall’esame tossicologico, è risultato che Caturano stesse guidando sotto l’effetto di alcol e droghe.
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A due giorni dall’incidente ottenne gli arresti domiciliari e dopo circa 40 giorni gli è stato consentito di tornare al lavoro. Caturano è accusato di omicidio stradale e lesioni gravissime mentre i tre ragazzi che erano in auto con lui sono stati tutti indagati per omissione di soccorso. «Siamo vicini alla chiusura delle indagini - conclude l’avvocata - sia io che la famiglia Lucchesi stiamo apprezzando molto il lavoro che sta facendo il pm Giannino e lui ha fatto sapere che prima dell’estate vuole il processo».
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