Sicurezza
Negozi, affitti alle stelle: 42 euro al metro
Crescono ancora le quotazioni dei fondi commerciali dati in locazione. Rispetto allo scorso anno l’aumento è del 5%
LUCCA. Da un lato ci sono prezzi di negozi e abitazioni del centro storico in costante calo da anni. Dall’altro lato, invece, le quotazioni degli affitti che, soprattutto nel caso della destinazione commerciale, danno luogo a una dinamica uguale e contraria. Ovvero crescono: quasi un 5% in più rispetto al secondo semestre del 2016 e addirittura +17% rispetto al 2013.
Il combinato disposto di queste due tendenze inversamente proporzionali del mercato immobiliare, lo si misura passeggiando tra le vie dello shopping del centro storico di Lucca: sempre più franchising e sempre meno negozi storici. Una continua girandola di aperture e chiusure, con un tessuto commerciale che sta perdendo la sua identità. Del resto le grandi catene sono le uniche a potersi permettere affitti così elevati: per un fondo di 100 metri con affaccio su una delle vie del quadrilatero d’oro che si snoda tra piazza Napoleone, San Michele e Fillungo, si pagano 50mila euro l’anno d’affitto. Che certo non sono briciole. Se poi ci si aggiungono il suolo pubblico (raddoppiato nell’ultimo anno), il costo del personale e le altre spese di gestione la cifra si impenna. Per questo mantenere un’attività in centro è cosa difficile e per pochi: giusto le grandi catene ce la fanno, grazie alle economie di scala che sono capaci di mettere in atto. Per i privati, invece, è dura competere. E di questo ne risente soprattutto la qualità delle attività commerciali.
Questa mutazione del centro storico è andata di pari passo con l’esplosione del turismo. Nel 2016 sono arrivati in città 228.281 visitatori (di cui 130mila stranieri) ovvero 61mila in più di quelli che arrivarono in città nel 2002. Allo stesso modo nel 2006 i fondi commerciali nelle zone di pregio del centro storico costavano da 21,5 euro a 32 al metro quadro. Ovvero quasi 10 euro in meno di adesso.
Lucca attira turisti e piace alle grandi catene, ma questo non significa che tutti i fondi dell’arborato cerchio siano occupati. Alcuni restano chiusi perché non hanno spazi appetibili per i grandi marchi del franchising e perché ovviamente il loro aspetto non può essere più di tanto modificato visto che tutto il centro è vincolato. Le ferite aperte più eclatanti riguardano lo storico Caffè di Simo e l’ex Pult: entrambi sono chiusi da tempo a seguito di controversie finite in tribunale. Proprio quel tribunale che il prossimo 10 aprile batterà all’asta il fondo del negozio di Tenucci in via Fillungo (partenza 880mila euro). Chi ha un immobile in centro storico sa di avere tra le mani una fortuna e di fatti non vende: le quotazioni al metro delle compravendite sono in calo. Gli affitti, invece, volano.
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