Sicurezza
Pronto per l’operazione: aspetta sei ore nel letto, poi lo mandano a casa
Nessuna sala operatoria disponibile. Il paziente è il cugino di Dal Porto, l’uomo a cui nel 2016 fu asportato il rene sbagliato
LUCCA. Il paziente era pronto per l’intervento chirurgico. Aveva indossato il camice verde per la sala operatoria, gli era stata depilata la zona del corpo che il chirurgo avrebbe dovuto incidere col bisturi. Gli erano state fasciate le parti inferiori delle gambe, per prevenire rischi di embolia. Ma l’operazione per la quale era in lista di attesa da venti giorni non è stata eseguita. Dopo sei ore che il paziente era nel letto d’ospedale in attesa del suo turno per entrare in sala, gli è stato detto di rivestirsi e andare a casa, perché l’operazione non si poteva fare: non c’era una sala operatoria disponibile.
VIDEO. Parla l'uomo a cui hanno esportato il rene sbagliato
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È successo il 19 marzo in un reparto dell’ospedale San Luca di Lucca. E il protagonista di questo caso sconcertante è il signor Giuseppe Belluomini, imprenditore cinquantottenne di Santa Margherita. Le disavventure sanitarie non sono purtroppo nuove nella sua famiglia: suo cugino di primo grado, neanche a farlo apposta, è il signor Guido Dal Porto, oggi 57 anni, vittima nell’aprile del 2016 di un clamoroso quanto grave errore medico: al San Luca, dove era ricoverato per problemi a un rene, gli fu asportato quello sano invece di quello malato.
«È giusto che fatti del genere si sappiano», dice il signor Belluomini, ancora turbato dal caso di cui è stato protagonista (l’Asl, contattata in proposito ieri dal Tirreno, non era raggiungibile). Verso fine gennaio di quest’anno l’imprenditore si sottopone a una visita medica, al termine della quale, racconta, «mi dicono che devo fare un intervento. Circa venti giorni dopo vengo ricontattato dal personale sanitario, che mi annuncia la data prevista per l’intervento, ovvero il 19 marzo. Dovevo essere il secondo paziente ad essere operato».
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La mattina dell’intervento Belluomini si reca in ospedale alle 7. Viene sottoposto a tutta la preparazione che precede un intervento chirurgico come quello a cui si sarebbe dovuto sottoporre. «Vengo depilato, mi fasciano le gambe, mi danno anche delle gocce di Valium per permettermi di affrontare meglio l’ingresso in sala operatoria. Indosso il camice verde e aspetto nel letto che mi avevano assegnato: l’operazione prevedeva una degenza breve, di circa due giorni e comunque a seconda di come avrei reagito».
Belluomini aspetta, un’ora dopo un’altra. Ne aspetta sei, ma nessuno viene a chiamarlo per entrare in sala operatoria.
Finché, continua il racconto, «alle 14 arriva un medico. Mi dice di rivestirmi. “Può andare a casa”, mi spiega. “Perché?”, domando. “Perché non abbiamo una sala operatoria disponibile. Una non possiamo utilizzarla perché è riservata alle emergenze. Al momento però non possiamo usare neanche l’altra. La richiameremo noi per fissare un altro appuntamento. E così - prosegue - me ne sono tornato a casa con i problemi di salute che avevo. Per me che ho un’attività in proprio non era stato facile organizzare tutto, la mia assenza per l’operazione, gli impegni di lavoro. Avevo bloccato tutto per una settimana. E adesso, a distanza di giorni, ancora non mi hanno fissato un’altra data. “Dopo Pasqua”, mi hanno detto. Eppure nel referto della visita di fine gennaio c’era scritto che l’intervento doveva essere fatto entro trenta giorni. Ne sono passati già cinquanta...». Una famiglia sfortunata con la sanità. «E dire - conclude il signor Belluomini - che mio cugino è Guido Dal Porto, la cui storia tutti conoscono purtroppo per aver subito un’operazione sbagliata».
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