Il Tirreno

Lucca

Luliet e Best, dall’Africa a Lucca per inseguire l’amore

di Marco Tirinnanzi
Luliet e Best, dall’Africa a Lucca per inseguire l’amore

Celebrato il primo matrimonio fra due richiedenti asilo: ecco la loro storia

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LUCCA. Ci sono persone che nascono per stabilire primati, pur non volendolo affatto. Best Ogun, nigeriano classe 1988 è uno di questi: è stato il primo richiedente asilo ad essere accolto a Lucca, il 14 aprile del 2014, insieme ad altri 15 nigeriani, due mesi prima che aprisse la tensostruttura della Croce Rossa alle Tagliate. Ed è anche il primo che, ieri mattina in comune si è sposato con rito civile, officiato dall'assessora al sociale Lucia Del Chiaro. Ha già esaudito due sogni Best, che agli occhi dei più possono apparire scontati: poter vivere, fuggendo dalla povertà; e sposarsi con la donna che ama, Juliet Okan, anche lei proveniente dalla Nigeria.

Se l'è vista brutta però il trentenne africano, perché nel 2015 il Tar di Firenze ha bocciato la sua domanda, presentata subito dopo l'arrivo a Lucca, per il permesso di soggiorno. Ha dovuto aspettare un anno, ma alla fine il permesso, quello per motivi umanitari, è arrivato. Adesso la coppia aspetta un bambino e ha una casa in affitto a Monte San Quirico, e un lavoro: alzarsi alle 5.30 del mattino e pagare le bollette sono gesti che per Best e sua moglie non avranno mai il sapore della routine. «Sono in piedi presto, per andare a fare il giardiniere, ed è una bellissima soddisfazione - ci confida, in inglese, intorno alla tavola imbandita dell'Hotel Bernardino, in via di Tiglio -: in Nigeria facevo il contadino, e poter arrivare in Italia per me è stato un sollievo. Amo Lucca e i lucchesi, che mi hanno accolto così bene. Non la lascerei per niente al mondo. In Africa ero preda della disperazione, per colpa della fame e della povertà. Sono orfano e non ho fratelli. E l'amore di Juliet, seppur a distanza, mi ha dato forza».

Lei tuttavia ha seguito un percorso diverso da quello di Best: è partita dalla Nigeria, direzione Canarie. Niente traversata della Libia, per poi salpare alla volta di Lampedusa. Juliet, di un anno più piccola, con un regolare permesso di soggiorno, ha trovato occupazione in un negozio di frutta e verdura nell'arcipelago spagnolo, ma «non ho smesso di pensare a Best, nemmeno per un secondo», dice, con la voce rotta dall'emozione.

A colmare la distanza tra l'Italia e quel gruppetto di isole nell’oceano atlantico, i social network: i due, quando hanno un attimo libero, non fanno altro che scriversi, e tenersi in contatto. Lui è a Lucca, ma col cuore è a Tenerife. Vuole farsi spedire il passaporto dalla Nigeria, per avere il nulla osta dall'ambasciata, preparare le carte e, una volta fatta arrivare in Italia colei che ha scelto per la vita, potersi sposare. Ma qualcosa va storto in Africa: all'addetto che si occupa di spedire i documenti all'estero di Best viene rubato il borsone. L'amore però vince anche sulle disavventure, e dopo qualche mese la documentazione giunge sotto le Mura. Nel frattempo Juliet arriva in Italia, nell'ottobre dell'anno passato.

A questo punto non resta altro che preparare il matrimonio. Davanti all’assessora Del Chiaro, a Palazzo Orsetti: un rito civile, anche con il classico lancio del riso, celebrato di fronte agli amici che con Best hanno compiuto il viaggio fino a Lucca. E con al fianco quelli che qua gli sono stati accanto, fin dal principio: Silvia Lencioni e Manuel Impellizzeri del Gvai (gruppo volontari accoglienza migranti), ma anche Massimo Cesaretti e Karina Geurts, coloro i quali, toccati dalla storia di Best e Juliet, si sono prodigati affinchè i due potessero, una volta sposati, avere già un tetto sopra la testa e un’occupazione, soprattutto.

«Ancora, dopo quattro anni, si meraviglia di poter recarsi, in tutta tranquillità, al supermercato - ci dice il signor Cesaretti, con la moglie, la signora Geurts -: ha seguito anche le elezioni tenutesi in Italia. Per loro era impensabile andare a votare senza avere un fucile puntato alla testa. Spesso sentiamo dire che il nostro è un paese in cui niente funziona, e ce ne lamentiamo: quando lo dico a Ben e Juliet si mettono a ridere: un paese messo male sul serio, ci rispondono, è dove per un nonnulla ti sparano in cortile». Un matrimonio dal sapore speciale anche per l'assessora Del Chiaro quello celebrato ieri, molto più dei “soliti” norvegesi che in estate scelgono Lucca, rapiti.

«Ben e Juliet entrano a far parte della nostra comunità - afferma l'assessora - e non sono certo di passaggio, come i turisti - ben vengano - che prediligono Lucca per il loro matrimonio dopo un soggiorno in città. Loro vogliono costituire una famiglia nuova qui: Juliet è già in attesa di un figlio. L'aspetto singolare è che hanno giurato davanti a testimoni italiani, e intorno a loro c'erano gli amici nigeriani: un bell'esempio d'integrazione. La strada quindi è già tracciata: speriamo che questo sia il primo di una lunga serie di matrimoni».

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