Il Tirreno

Lucca

L’artigianato lucchese in passerella

Barbara Antoni
L’artigianato lucchese in passerella

Un successo l’iniziativa all’Atelier Ricci. La storia del cappellificio Fu. La, che produce per Prada

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Sta nelle mani esperte, veloci, nel tocco impeccabile e preciso delle dita che creano bottoni, cappelli, zoccoli, che tagliano il pellame per le borse, che intrecciano al telaio i fili di lana da cui nasceranno originali maglioni, che disegnano abiti unici la sintesi dell’esperimento andato in scena ieri pomeriggio (21 marzo) all’Atelier Ricci in via Burlamacchi. “Primavera dalla testa ai piedi”, iniziativa nata con la regia di Confartigianato, la collaborazione del Comune e la volontà di cinque ditte lucchesi del settore moda di trasmettere il valore dell’artigianato, ha coinvolto in tutto cinque aziende, ciascuna originale, ciascuna con una storia dietro di sé.

Come il cappellificio Fu.La di Ponte a Moriano, fondato cinquant’anni fa da Lanfranco Fulceri e oggi portato avanti con passione e determinazione dalle figlie Simona e Stefania. I dipendenti sono una quindicina. «Rimaniamo volutamente nel settore artigianale - spiega Simona Fulceri -. Produciamo cappelli disegnati da noi o su commissione, per marchi molto importanti». Quali? Simona indica un cappellino femminile con visiera: «Quello è per Prada, un marchio con cui collaboriamo da trent’anni». Continuare imperterrite a lavorare secondo i canoni della qualità per le sorelle Fulceri è «una scelta di vita - aggiunge Simona -. Mio padre ce lo diceva sempre: la qualità prima di tutto e noi lottiamo per questo. Partecipo con molto piacere a questa iniziativa - continua - è un modo per rivalutare l’artigianato e la città di Lucca. Il lavoro per noi è amore, è la passione che non ti fa sentire le dodici ore al giorno trascorse in azienda».

Tra i saloni dell’Atelier Ricci ci sono gli esperti tagliatori delle borse di Villatrentuno, la linea disegnata dalla stilista lucchese Emilia Poli («presto - annuncia - presenteremo la nuova collezione, che distribuiremo solo ai negozi, perché c’è un ritorno alla richiesta di pezzi unici»), i telai di Les Tricot, l’artigiano che realizza a mano zoccoli e articoli di pelletteria col marchio Pelle dell’Orco, i gioielli fatti a mano di Antonella Pecchia, che ha coniato il marchio Garbo, come il “garbo” lucchese e come la divina Greta Garbo. E ci sono le studentesse del Civitali che frequentano l’indirizzo moda. Oltre, naturalmente, al salone che ha come protagonista la maison Ricci, coi suoi capi esclusivi e le sue stoffe.

«Una bella iniziativa - afferma il direttore di Confartigianato Roberto Favilla, al fianco della presidente Michela Fucile, in merito alla “festa” per il rilancio dell’artigianato lucchese della moda -: pensiamo di esportarla anche in altri settori».

I saloni dell’atelier sono pieni di persone, incantate e curiose, affascinate dalle lavorazioni di questi capi originali. Ci sono anche il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessora al commercio Valentina Mercanti.

Soddisfatta Patrizia Ricci, “padrona di casa” e tra gli artefici di questa iniziativa. «Mi piacerebbe - dice - che fosse uno dei tanti eventi per rilanciare l’artigianato, grazie a questa collaborazione che è nata e che ci vuole».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa