La manifestazione
Cinema Astra, progetto risto-pescheria
Lucca: una società sonda il terreno tramite Rebecchi . E Gialdini ripensa al multisala fuori dalle Mura
LUCCA. Grandi manovre in centro storico, dove tutto sembra ruotare attorno al fondo che ospita il cinema Astra. Qualche mese fa, più o meno a settembre, una società il cui nome è top secret ma la cui intenzione di investire su Lucca è palese, ha puntato i fari sull’immobile di piazza del Giglio di proprietà delle famiglie Raffaelli-Moretti. Un fondo sufficientemente grande per farvi una sorta di ristorante-negozio, formula innovativa di cui vi sono già alcune esperienze a Milano. La società ha incaricato il noto l’imprenditore Gianni Rebecchi di sondare il terreno, di studiare la fattibilità del progetto. Quest’ultimo, nipote di Massimo Rebecchi, ha manifestato i suoi interessi anche all’amministrazione comunale chiedendo informazioni sulla destinazione d’uso dell’immobile. «Qual è la società interessata a investire in questo progetto non posso dirlo – spiega Rebecchi –. Ho firmato degli accordi di riservatezza a cui sono vincolato e comunque ho fatto solo qualche sondaggio, niente di più».
I sondaggi lo hanno portato anche di là dal Quiesa, precisamente a Viareggio. Qui Rebecchi ha contattato Luca Volpe, titolare della storica pescheria di via San Martino, in cui si servono Marcello Lippi, Marco Caprai (patron del marchio Cruciani) e persino i ristoranti Giorgio e Romano. «Ho incontrato Rebecchi e un’altra persona – conferma Volpe – Hanno sondato la nostra disponibilità a entrare in questo grande progetto. Il nostro coinvolgimento riguarda la realizzazione di una sorta di pescheria-ristorante. Non ho visto il fondo, so solo che si trova vicino a piazza Napoleone. Il discorso non si è ancora sviluppato ma la cosa ci interessa: aprire a Lucca non sarebbe affatto male». Quella del ristorante-pescheria è una formula innovativa, che peraltro il negozio viareggino ha già sperimentato a Milano. Precisamente in piazza Santa Maria del Suffragio, zona di Porta Vittoria, dove il Comune meneghino ha ristrutturato un vecchio mercato rionale al coperto. Nella missione milanese i Volpe avevano un partner di gran lusso: Roberto Ghezzi titolare della Schooner, la celebre ditta di Empoli che ha fatto conoscere agli italiani delle prelibatezze come le trippe e il fegato di baccalà.
In tutto questo progetto, sono in ballo le sorti del cinema Astra, gestito dalla famiglia Gialdini che ha in mano anche il Moderno e il Centrale. Al momento i Gialdini non hanno in programma di lasciare il fondo (di proprietà della famiglie Raffaelli e Moretti) ma gli scenari possono mutare rapidamente: «L’interesse da parte di alcuni imprenditori si ripresenta ciclicamente – dice Simone Gialdini – Ma è bene che di questo parlino con i proprietari del fondo. Di certo il nostro contratto non scade a breve per cui non abbiamo alcun trasloco in programma». Fatto sta che proprio mentre monta l’attenzione sul fondo di piazza del Giglio (che con altre attività al suo interno potrebbe rivelarsi più remunerativo per i locatori), torna a circolare con insistenza la voce di un progetto multisala a Lucca. Gialdini non si nasconde: «Ne parliamo dal 2010 ed è un’idea, o meglio una volontà, che non abbiamo mai abbandonato. La città di Lucca è l’unico capoluogo in cui non c’è un multisala ma di più in questo per ora non posso dire. Dove realizzarlo? Negli anni si è parlato dello stadio, e prima ancora di viale Einaudi, dove poi sono nati la Finanza e la Stradale. In questa fase è prematuro localizzare una zona (anche se qualcuno parla di un’area pubblica ad uso privato a sud del centro, ndr). L’ultimo anno per la mia famiglia è stato molto impegnativo: la morte di mio padre Paolo e l’apertura di una nuova multisala a Grosseto hanno assorbito tute le nostre energie e non abbiamo avuto modo di dedicare tempo a questo progetto, che ripeto non è tramontato. È chiaro che se dovessero esserci le condizioni per concretizzarlo, faremmo un ragionamento ad ampio raggio che coinvolgerebbe i cinema del centro». Niente titoli di coda, dunque, ma un copione tutto da scrivere.
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