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Lucca

«Quanto dovremo aspettare ancora per lo Steccone?»

«Quanto dovremo aspettare ancora per lo Steccone?»

Da circa vent’anni i residenti attendono la riqualificazione Per l’area ex Gesam sono stati finanziati sei milioni di euro

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LUCCA. L’antico porto fluviale della Formica cancellato da tonnellate di terra e asfalto. A poca distanza un monoblocco di cemento armato di cinquemila metri cubi interrato e ormai colmo d’acqua. Ma anche l’imponente “chiesone” industriale del gasometro di Italgas, unica struttura ancora in piedi in un’area, quella dello “Steccone”, dove oltre a un’indispensabile bonifica ambientale, da quasi vent’anni i cittadini sono in attesa di capire in che modo (e quando) verrà recuperata. «Si continua a non ascoltare il buon senso dei cittadini - dichiara in occasione di Caffè Tirreno, Clara Mei, testa e cuore del quartiere di San Concordio - prima che iniziassero i lavori avevamo detto che c’era l’inquinamento e che lo scavo sarebbe stato troppo vicino ai resti murari del porto. Se ci avessero ascoltato si sarebbe risparmiato qualche milione di euro».

Conosciuta anche come “area ex Gesam”, è stata al centro di numerose battaglie, non solo politiche ma anche giudiziarie. E i residenti di San Concordio hanno fatto la voce grossa, opponendosi con tanto di raccolta firme alla realizzazione del progetto di Polis, società del Comune ora liquidata, che prevedeva la costruzione di una lunga “stecca” di edifici a vocazione prettamente commerciale. Una struttura organizzata su tre piani all’interno della quale ci sarebbe dovuto essere anche un centro direzionale “servito” da un parcheggio interrato. Niente di tutto ciò ha preso forma in questi anni e la riqualificazione è appesa al finanziamento di poco più di 6 milioni ottenuto con il progetto “Quartieri social”. «Questi soldi - continua Clara Mei - potevano essere spesi meglio, recuperando e valorizzando l’esistente piuttosto che costruire ancora in una delle aree più critiche e intasate di San Concordio, un quartiere che di tutto può aver bisogno, meno che di altro cemento». Ed insieme a lei facciamo un giro tra via Consani e via della Formica dove da anni una recinzione delimita un cantiere fermo e abbandonato.

«Abbiamo dovuto lottare anche per far spostare questi blocchi di cemento - dice Clara Mei indicando alcuni new jersey che separano l’area dello Steccone dalla strada - almeno abbiamo ricavato qualche parcheggio in più visto che per il resto questa è un’area che non è più a disposizione dei cittadini da molto tempo». E prima che partano i lavori annunciati dal Comune, ora proprietario dell’area dove però non è stato ancora stabilito in maniera definitiva a chi spetti la bonifica ambientale, bisognerà aspettare fino ad ottobre 2018. Il progetto dell’attuale amministrazione prevede la costruzione di una struttura con un primo piano coperto e un secondo piano all’aperto che sarà utilizzato come cinema. «Che occasione persa - dichiara Clara Mei - quando mai avremo altri finanziamenti per quest’area, non solo per restaurare il “Chiesone” ma anche per i parcheggi in superficie e per recuperare l’antico porto. In più - conclude - è azzardato affermare che questo progetto risponda a un processo partecipativo perché io c’ero. I cittadini avevano chiesto di non costruire sul sito ma di fare la bonifica, un prato, un parcheggio, recuperare il sito del porto. Il progetto finanziato è l’opposto di quello che è stato chiesto».

Federica Scintu

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