Il dolore
Debutta al Giglio il maestro cosmopolita “rapito” da Lucca
Christopher Franklin si racconta. Domani sera dirigerà Pia de’ Tolomei: l’opera mancava dal teatro da 181 anni
LUCCA. «L’arte è come un vino fatto bene, si consuma con l’età», dice il maestro Christopher Franklin. Classe 1968, madre e padre svedesi, è nato a San Francisco, ha trascorso l’infanzia a Berlino, per poi tornare negli States, dove ha respirato e studiato musica. Oggi è lucchese a tutti gli effetti: ci abita da circa dieci anni, da quando, con la moglie Rossella, soprano, decise di lasciare Roma per stabilirsi in una città più piccola, a misura d’uomo, ma permeata di cultura, come piace, spesso, agli americani. E quindi Lucca: domani al Giglio dirigerà l’orchestra nella rappresentazione della rarissima “Pia de’ Tolomei”, opera di Gaetano Donizetti su libretto di Salvadore Cammarano. Un debutto personale nella città che ha scelto per vivere. Non era mai capitato finora al maestro Franklin, tra i tantissimi impegni internazionali della sua carriera, di lavorare per un’opera al Giglio.
Infatti è emozionato, e non lo nasconde. Ma allo stesso tempo entusiasta, molto, per questo evento: della sua vita, del teatro e di Lucca, visto che il Giglio non ospitava “Pia de’ Tolomei” dalla bellezza di 181 anni.
Un maestro cosmopolita, Franklin, per il quale oggi volare da un capo all’altro del mondo per dirigere le opere più differenti è di una naturalezza sorprendente. Il suo rapporto con la musica nasce da lontano, come la determinazione di diventare quello che è oggi. Il padre insegnava clavicembalo all’università di Pittsburgh; lui è arrivato nel ’99 in Italia con il grado di doctor in music. «Ma con questo titolo potevo solo insegnare e io volevo dirigere - racconta il maestro Franklin -. Sono venuto qui per studiare».
Si è perfezionato all’Accademia Chigiana, ha debuttato al teatro di Bassano del Grappa con I Racconti di Hoffmann. «I primi anni in Italia ho diretto tanto Mozart, ma anche Gershwin, Rossini. Anche Puccini». Dopo Pia de’ Tolomei partirà alla volta di Lima, in Perù, per dirigere la sua prima Tosca.
«Pia - dice a proposito dell’opera che il Giglio ospiterà domani 17 marzo alle 20,30, regia di Andrea Cigni - è una delle opere meno rappresentate del suo autore. Per me in questa c’è un Donizetti croccante, rinascimentale, più grintoso e incalzante, brioso. Un’opera sottovalutata, con tanti livelli interpretativi. Ogni personaggio ha momenti in cui può mettersi in mostra. Dai concertati, con il regista abbiamo preso quelli più sviluppati».
«Quando penso a Lucca, mi emoziono - continua il maestro Franklin -. Di solito quando sono qua sono in riposo, vado a correre sulle Mura. E penso che questa sia una città un po’ tedesca, con queste Mura che la proteggono. È la prima volta che dirigo qui - prosegue -. E pensando a come è impostato il lavoro in altri stati in cui spesso mi trovo per dirigere, in Italia è tutto molto diverso. In questo periodo sto fissando le date per i prossimi anni. So già che nel 2019 sarò a Barcellona, nel 2020 a Tokyo. Qui si programma solo con poco anticipo, per un problema di budget. In America il budget dei teatri è tutto fatto da sponsorizzazioni: vorrei che accadesse anche qui, vorrei che in Italia la gente potesse sostenere il teatro e poi detrarre i soldi investiti dalle tasse». E Puccini? «Ci vuole una grande orchestra per suonare Puccini, un grande impegno», afferma.
Il maestro Franklin poi, confessa, ha un sogno. Quello «di creare a Lucca un Puccini Opera Festival», come il Rossini Opera Festival a Pesaro. «Iniziamo a farlo, con grandi nomi», conclude.
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