La manifestazione
Multati e condannati i diffamatori su Facebook
Lucca: insulti e offese a una pediatra indagata per la morte di un bambino di 10 anni. Assolta solo la nonna mentre gli altri pagano per uscire dal processo
LUCCA. Il linciaggio e le offese via Facebook si pagano. Perché diffamare, calunniare, insultare, deridere, riportare commenti lesivi della reputazione professionale o privata sui profili Fb o sui blog e i siti internet non equivale a una discussione da bar o da osteria. E c’è la concreta possibilità che, prossimamente, il Parlamento legiferi in materia in modo ancora più incisivo. Per evitare che la rete si trasformi in una cloaca a cielo aperto dove la contumelia, l’improperio, l’ingiuria, la parolaccia, l’oltraggio diventano pane quotidiano e alimentano gli istinti più bassi del mondo dei «malati da tastiera». E quanto è avvenuto ieri durante un’udienza del giudice Stefano Billet è la testimonianza che la rete quando non è controllata a sufficienza diventa un pericoloso strumento di linciaggio morale.
MEDICO DIFFAMATO
I fatti contestati risalgono al 12-13 dicembre 2014. Sul profilo Facebook della nonna di un bambino morto a 10 anni compare la notizia presa da un quotidiano legata a un nuovo elettroencefalografo per la pediatria dell’ospedale con allegata una foto con tutti i medici del reparto. Tra di loro c’è una dottoressa imputata, assieme ad altri pediatri, nel processo sul decesso improvviso del bimbo. E su quella foto legata si scatena l’inferno: insulti pubblicati e condivisi.
FRASI INCRIMINATE
A giudizio finiscono 8 persone, tutte donne e soltanto tre, compresa la titolare del profilo sul social network, residenti in Lucchesia: a San Lorenzo a Vaccoli, Pontetetto e San Pietro a Vico. Le altre sono di Carbonia, Erba, San Severo, Ascoli e Imola. Queste le frasi incriminate e i commenti sui post: «Ci vuole coraggio a farsi fotografare non c’è proprio umanità»; «schifosi»; «finalmente abbiamo l’onore di vedere una delle facce di c..o che ci ha tolto il nostro bimbo..Ora sappiamo a chi non dobbiamo rivolgerci se capitiamo nel reparto pediatrico di Lucca...vergogna!!»; «Vergogna, vai a zappare la terra»; «Schifo»; «Gran faccia di c.. si tratta di essere privi di coscienza»; «per questa faccia senza coscienza il posto ideale è il carcere non la pediatria».
CONDANNE E RISARCIMENTI
Unica assolta perché il fatto non costituisce reato è la nonna del bimbo, la persona colpita negli affetti. Non scende mai al turpiloquio pur esprimendo un risentimento. Per le altre 7 posizioni invece condanne, patteggiamenti e risarcimenti simbolici con annessa lettera di scuse. «Vai a zappare la terra» costa 5 mesi di reclusione con pena sospesa, «ci vuole coraggio a farsi fotografare non c’è proprio umanità» un patteggiamento di fronte al gip pari a 311 euro più 1500 di spese legali mentre le altre donne per evitare il processo hanno transato con cifre sui 500 euro. Ovviamente quelle conversazioni su Fb sono state rimosse.
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