Sicurezza
Un ragazzino di 99 anni innamorato del cielo
Da Torino a Lucca: la vita, la guerra, gli amori, le mille avventure di Enrico Giulietti. Dal primo brevetto appena maggiorenne alla cloche del Savoia Marchetti
LUCCA. Quando Enrico Giulietti, classe 1919, di origine torinese, prova a descrivere la passione di una vita per gli aerei militari – o come usa chiamarli, “per gli apparecchi” – quasi non sa da dove cominciare. Ci pensa e sorride ed è difficile riuscire a immaginare quanti ricordi si aprano davanti agli occhi di chi ha conosciuto tutto. Dall’orrore della guerra, all’amore per le donne, dai paesi lontani dove cercare fortuna, ai lavori da inventarsi e da imparare un po’ alla volta. È un viaggio lontano nel tempo, a centinaia di piedi di altezza, che inizia a Torino nei primi anni Trenta e arriva a Lucca quasi un secolo dopo. Nel mezzo, la storia di un uomo che incrocia quella della patria, servita come Capitano pilota della Regia Aeronautica.
Decorato con Croce di Guerra, oggi in pensione, vive a Santa Maria a Colle ed è presidente onorario dell’Associazione Arma Aeronautica della sezione di Lucca. «Ero appena un ragazzo – racconta - lavoravo come contabile in una ditta di spedizioni, ma sognavo di diventare uno di quei piloti che vedevo esercitarsi tutte le mattine in cielo». Aveva 18 anni e un diploma da ragioniere, ma col naso all’insù e gli occhi incantati, senza saperlo, Enrico Giulietti aveva già trovato la sua strada: «Decisi di cominciare con il corso di volo a vela. Appena maggiorenne avevo già il brevetto di pilota civile, iscritto all’Aereo Club di Torino». Era il 1937 e guidava un Aliante modello Asiago.
«Avevo fatto tutto in attesa del servizio militare, ma, una brutta sorpresa, rischiò di scombinare i miei piani: mi dissero che avevo un soffio al cuore. Beh… – sorride – facevo una vita un po’ disordinata». Sei mesi dopo arrivò l’approvazione del medico e così la partenza per Fano per il corso di pilota militare 1° e 2° periodo sull’aereo Imam. Ro.41, dove conseguì il brevetto come ufficiale di complemento della Regia Aeronautica. Era il 1939-1940, la seconda Guerra mondiale era iniziata. «Mi trasferirono a Malpensa, facevo parte del 7° stormo 15° squadriglia da bombardamento terrestre. Poi mi spostai Vicenza dove iniziai a guidare il Cant Z 1007». Nella sua vita, Enrico ha pilotato anche l’SM-81 e il Fiat BR 20, ed è uno degli ultimi a poter raccontare di aver guidato l’SM 79. Quello stesso che, durante la scuola di pilotaggio, gli portò via l’amico Roberto Mati per un tragico scherzo del destino: «Dovevamo fare la quota ufficiale. “Vado io, vai tu, vado io, vai tu”. Alla fine salì lui. Non capimmo mai il perché, ma l’aereo prese fuoco e precipitò». Un episodio di cui ancora oggi Enrico porta la cicatrice nel cuore, ma che non gli ha fatto mettere in discussione il suo percorso. Della guerra, però, non ama parlare troppo. E con la mente vola – non a caso – a quando, sulla fine del conflitto, le SS occuparono l’aeroporto di Vicenza: «Presi le valige e le portai al posto di guardia, ma i tedeschi non volevano farmi uscire. Cercai un’alternativa finché due di loro non mi presero la pistola dal taschino urlando “Raus!”. Tornato al posto di guardia, c’erano due nuovi soldati che mi lasciarono passare. Presi il treno per Torino per lavorare in un’agenzia di trasporti».
Presto però arrivò il periodo in cui nessuno pagava più. «Tutti partivano per l’Argentina e così decisi di seguire mio fratello, senza conoscere nessuno, senza sapere la lingua». Un salto alla cieca nel 1948, ma durato vent’anni. «Il giorno lavoravo come contabile in una ditta di confezioni, la sera studiavo il castigliano. Finché un amico mi disse “Sei un ragioniere, sei un pilota, perché fai l’impiegato?”». L’occasione arrivò con i cantieri delle sottostazioni elettriche e poi, nel 55, con il trasferimento in Patagonia dove Giulietti cominciò a lavorare nel recupero secondario di petrolio. Il ritorno in Italia avvenne molto tempo dopo, per amore della prima moglie, Angela, che sentiva la mancanza di casa. «Rimasto vedovo, conobbi Teresa con cui mi risposai». Teresa, scomparsa nel 2016, lavorava come infermiera professionale a Torino, ma era nata a Stazzema e a Lucca aveva la sua famiglia. Arrivata la pensione, nel 1999, i coniugi comprarono un’abitazione a Santa Maria a Colle. Dopo aver girato il mondo, via terra e per l’aria, aver conosciuto culture e civiltà, attraversato la storia, incontrato volti di cui ricorda tutti i nomi, Giulietti ha scelto di vivere a Lucca «perché è una città speciale».
Niente però avrebbe potuto tenerlo lontano dai suoi aerei: «Mi sono iscritto all’Associazione Arma Aeronautica e ogni tanto volo da Tassignano col presidente». L’ultima volta ai posti di comando un anno e mezzo fa a Pisa, alla 46° aerobrigata sul simulatore di volo del C-130. Enrico Giulietti oggi, a 99 anni, ha ancora l’entusiasmo di quel ragazzino che, naso all’insù, sognava di volare. E a chi gli chiede quale sia il segreto per restare così giovani, risponde: «destino e tanta passione per ciò che si fa».
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