Il dolore
Infanzia violata, condannati mamma e zio
Due sorelline vittime per anni di abusi sessuali, maltrattamenti e umiliazioni. Minacciata e diffamata anche una poliziotta
LUCCA. Un’infanzia violata e vilipesa da chi avrebbe dovuto difenderla a costo della sua stessa vita e che invece ha reso spaventosi e terribili gli anni più belli e spensierati rovinando per sempre le esistenze di due bimbe indifese. Violentate, maltrattate, umiliate dallo zio materno non ancora trentenne che viveva in casa con loro, sotto gli occhi di una giovanissima madre che non ha alzato un dito per difenderle, proteggerle e denunciare il loro aguzzino. Anzi, per l’accusa, ha coperto il fratello «orco» negando ripetutamente, sino alla lettura del dispositivo della sentenza, ogni addebito arrivando a incolpare le stesse figliolette - una delle quale con un piccolo deficit cognitivo - di essersi inventate tutto. Quelle violenze quotidiane e ripetute nel tempo, perlomeno nell’arco di 24 mesi, erano solamente il frutto di una loro fantasia. Un concetto espresso dallo zio delle piccine, tra l’altro volontario di un’associazione, che in aula ha parlato di «vivere come in un incubo in quanto totalmente innocente». Una tesi sconfessata sia in sede di incidente probatorio, davanti a consulenti e psicologi infantili, sia di fronte al collegio giudicante (presidente Valeria Marino a latere Alessandro Dal Torrione e Paola Scarabotti) che ha condannato zio e madre per gli abusi sessuali, per i maltrattamenti e anche per resistenza, minaccia e diffamazione a pubblico ufficiale. Perché i due imputati - durante le indagini - avevano dichiarato il falso sostenendo che in questura erano stati picchiati e offendendo in luoghi pubblici l’onore e il decoro dell’ispettore di polizia Maria Giulia Rao incaricata di svolgere le indagini per conto del sostituto procuratore Sara Polino e una delle persone più qualificate nell’ambito del protocollo «Miriam» sulla tutela dei minori e del «Codice Rosa» sulle vittime delle violenze.
Le condanne. Otto anni di reclusione per gli abusi sessuali più due anni e sei mesi con il vincolo della continuazione legato ai maltrattamenti per lo zio e sette anni e due mesi per le violenze alla mamma a cui vanno aggiunti i 10 mesi per i maltrattamenti e gli altri reati contestati. Tra le pene accessorie per la madre non ancora trentenne la perdita della patria potestà aggiunta, assieme al fratello, a quella dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, a frequentare minorenni e l’esclusione dai vincoli di successione delle persone offese. Nel caso della giovane madre quella nei confronti dell’ex coniuge, padre delle bimbe, che denunciò per primo la vicenda.
Risarcimenti. In virtù di un contesto decisamente degradato con persone nullatenenti le statuizioni civili in sede penali sono meramente simboliche. Perché le provvisionali non potranno essere percepite dalle vittime e dalle parti civili visto che gli autori del reato, condannati in primo grado (il loro legale, una volta letta la motivazione ricorrerà in Appello), non potranno farvi fronte. Il collegio ha deciso una provvisionale di 50mila euro (destinata a restare sulla carta) per ciascuna delle due bimbe che sette anni fa frequentavano una le elementari e l’altra la scuola materna. In favore del padre (assistito dall’avvocato Carlo Alessandro Vaira) il tribunale ha stabilito una provvisionale di 20mila euro mentre 8mila euro andranno alla nonna paterna e 15mila all’ispettore Rao (assistita dall’avvocato Gabriele Da Ponte a Quarto dello studio Gori-Ottolini). Non accolta invece la richiesta risarcitoria presentata dalla compagna del padre delle bimbe abusate.
Colpevoli ritardi. Una vicenda che poteva emergere nel 2011 anzichè nel 2013 se un’assistente sociale condannata mercoledì mattina durante un’udienza camerale (ne parliamo più diffusamente accanto) dopo le confidenze di un’insegnante elementare avesse attivato le procedure previste nei casi di violenze su minori consumate in ambito familiare. Invece a dare il via alle indagini è stato due anni dopo il padre non ancora trentenne residente nella Piana e uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna per reati contro il patrimonio. Nel riabbracciare le due piccole si era accorto di quel comportamento anomalo e della loro strana reazione a un gesto affettuoso. A quel punto la decisione di una visita al pronto soccorso dell’ospedale e la scoperta della terribile verità: le sue due piccine erano state vittime di ripetuti abusi sessuali. Padre che ottenne subito dal tribunale dei minori di Firenze l’affidamento delle due bambine con l’ex compagna e il fratello di lei diffidati dal giudice ad avvicinarsi alle piccine e ai luoghi da loro frequentati.
Maltrattamenti spaventosi. Gli inquirenti attraverso serrati approfondimenti investigativi, supportati da accertamenti sanitari, escussioni di testimoni e colloqui protetti hanno fatto venire a galla una verità inconfessabile. Le bimbe erano vittime di soprusi sessuali. Non solo. Una perquisizione aveva consentito di rinvenire una pistola soft air che, dai racconti protetti delle bimbe, veniva utilizzata per sparare loro addosso dei pallini.
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