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Lucca

Caso doping, ciclista e diesse negano le accuse

Caso doping, ciclista e diesse negano le accuse

Interrogati in questura altri due indagati dell’inchiesta sul doping. Il Panathlon promuove lo sport pulito

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LUCCA. La polizia giudiziaria ascolta altri due indagati nell’inchiesta sull’uso di sostanze dopanti nel ciclismo. Sono stati sentiti negli uffici della squadra Mobile della questura, alla presenza dei loro legali, Andrea Del Nista e Giovanni Petroni. Quest’ultimo, ex corridore della Fracor di recente passato nei professionisti, sentito nel pomeriggio ha raccontato al capo della Mobile, Silvia Cascino, la sua verità. Contestando la detenzione e l’assunzione di farmaci dopanti assunti per alterare le prestazioni agonistiche. E ribadendo fermamente di non aver mai assunto sostanze illecite. Gli interrogatori proseguiranno anche la prossima settimana e il sostituto procuratore Salvatore Giannino vorrà sentire personalmente sia l’ex campione lituano Raimondas Rumsas senior che il figlio maggiore Raimondas Rumsas junior recentemente squalificato per doping. Atteso anche l’interrogatorio del medico sportivo Daniele Tarsi.

Iniziative antidoping. Il Panathlon Lucca si farà promotore di una serie di iniziative pubbliche per rendere consapevole il mondo dello sport degli effetti devastanti del doping. Lo evidenzia il Presidente del Panathlon International Club di Lucca Arturo Guidi. «L’indagine giudiziaria è la conferma di come l’uso del doping abbia raggiunto livelli inauditi. Restiamo sconcertati del fatto che possano esserci dei genitori compiacenti. Chi consiglia, vende e somministra il doping a ragazzi ed atleti, come chi si gira dall’altra parte per non vedere, condanna i giovani a rischi gravissimi. Il nostro Club, di concerto con il Coni e i comuni di Capannori e Lucca, si farà promotore di un’iniziativa volta a creare consapevolezza, all’interno della filiera sportiva, circa gli effetti devastanti del doping».

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