Sicurezza
L’ex assessore Chiari chiede 6,4 milioni a due magistrati
Finito in carcere nel 2011 e poi prosciolto dalla corruzione La cifra comprende i mancati incassi e il danno all’immagine
LUCCA. Chiede un risarcimento record. Sei milioni e 400mila euro citando in giudizio la presidenza del consiglio dei ministri e chiedendo - attraverso il suo legale, avvocato Antonio Marrone, 53 anni, tarantino, già collaboratore del Taranto Calcio e di altre società dilettantistiche pugliesi - di dichiarare la responsabilità dello Stato per colpa grave di due magistrati: l’allora pubblico ministero Fabio Origlio e l’allora gip Simone Silvestri. La richiesta - prima in Italia - è stata presentata da Marco Chiari, ex assessore all'urbanistica finito in carcere con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta della procura di Lucca che nel 2011 aveva ipotizzato reati in materia urbanistica relativamente al progetto del Parco di S. Anna, con la società Valore, e poi prosciolto dal gup con formula piena. L’ex assessore, oggi coordinatore comunale di Fratelli d’Italia, attraverso il suo legale ha depositato l’atto di citazione al tribunale di Genova competente a giudicare i magistrati della Toscana. La prima udienza è stata richiesta dal legale di Chiari per il 5 giugno.
Parla l’ex super assessore. «È un fatto unico in Italia. - sostiene il geometra Marco Chiari - Per la prima volta si chiede di procedere contro magistrati che, ingiustamente, mi hanno rovinato la vita e dovranno rispondere in prima persona dei loro errori».
Ingiusta detenzione. L’ex assessore della giunta Favilla ha ottenuto già un risarcimento per ingiusta detenzione. Dopo che la sentenza di non luogo a procedere diventò definitiva infatti Chiari presentò alla Corte d’Appello di Firenze richiesta di riparazione per i giorni trascorsi ingiustamente in carcere: la Corte, accogliendo la proposta, fissò l’indennizzo a 9760 euro calcolati moltiplicando la cifra giornaliera per i giorni di carcere legati all’ingiusta detenzione.
La vicenda penale. Il 18 maggio 2011 il pubblico ministero Origlio chiedeva al giudice delle indagini preliminari Silvestri l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di i Marco Chiari (e il sequestro preventivo per equivalente del prezzo del delitto di corruzione di somme non inferiori ad € 40mila euro) per un ipotesi di corruzione legata ad altri reati contro la pubblica amministrazione. Il 7 giugno 2011 il gip accoglieva la richiesta e il 15 giugno veniva eseguita l’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere. Il 17 giugno, dopo l’interrogatorio di garanzia, veniva presentata istanza di scarcerazione respinta dal gip il 21 giugno 2011.
Otto giorni dopo (29 giugno) e quindi a due settimane dall’arresto il Tribunale del Riesame di Firenze annullava l’ordinanza gip disponendo l’immediata scarcerazione di Chiari. Il pm proponeva ricorso in Cassazione avverso all’ordinanza del Riesame rigettato il 14 dicembre la Corte Suprema di Cassazione. Il 22 aprile 2013 la procura chiedeva il rinvio a giudizio e il 25 febbraio 2015 il gup del tribunale di Lucca, Silvia Mugnaini, dichiarava non luogo a procedere nei confronti di Chiari con la formula perché il fatto non sussiste.
Avverso la sentenza di non luogo a procedere del 25 febbraio 2015 il Procuratore Generale di Corte d’Appello di Firenze proponeva ricorso per cassazione, ritenuto inammissibile in data 5 novembre 2015 dalla Suprema Corte. A quel puntodivenuta definitiva la sentenza, veniva proposta alla Corte d’Appello di Firenze dall’istante richiesta (ex art. 314 codice procedura penale) di riparazione per l’ingiusta detenzione subita dall’ex assessore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
