Trasporti
Taric, ecco perché la tariffa non scende
I risparmi della differenziata non sono sufficienti a coprire costi crescenti. E poi mancano gli impianti
LUCCA. «Differenziamo i rifiuti e la bolletta sarà più leggera». Più o meno era questa la promessa che nei primi anni Duemila veniva fatta ai cittadini per invogliarli alla pratica di una corretta distinzione dei rifiuti. L’equazione però, non si è rivelata corretta. Almeno non per il portafoglio dell’utente. La raccolta differenziata nel Comune di Lucca ormai sfiora la soglia dell’80%. Ma la tariffa che i clienti di Sistema Ambiente si trovano a pagare non si riduce. Al contrario, aumenta di anno in anno.
Cos’è che non ha funzionato? Da un lato si potrebbe dire che senza la raccolta differenziata la tariffa che ci troveremmo a pagare sarebbe assai più alta perché maggiore sarebbe la quantità di rifiuti indifferenziati che finisce in discarica alla modica cifra di 145 euro a tonnellata. Gli impianti utilizzati da Sistema Ambiente sono tre: Pioppogatto in Versilia (che secondo una nota recente della Regione diventerà anche quello di riferimento per Sistema Ambiente), quello di Amps a Livorno e quello di Cermec a Massa.
Secondo i dati forniti da Sistema Ambiente nel corso di un recente incontro con la stampa, il risparmio che una tonnellata di immondizia differenziata dà (tra vendita di materiali riciclati e minori costi di trattamento) rispetto a una tonnellata di indifferenziato è pari a circa 90 euro. Questo significa che il mancato conferimento in discarica di 35mila tonnellate di immondizia differenziata (sommando le varie tipologie di rifiuto) ha prodotto una riduzione dei costi pari a 3 milioni di euro. Soldi che gli utenti non si sono visti spalmare sulla bolletta.
I risparmi, dunque, ci sono stati ma non tali da coprire costi sempre crescenti, necessari a migliorare il servizio di raccolta e smaltimento che per legge deve essere interamente finanziato dalla tariffa. L’estensione del porta a porta a tutto il territorio comunale, la realizzazione delle isole ecologiche, i costi del personale, la creazione (prevista dalla legge) di un fondo per i crediti non riscossi ha fatto lievitare il piano economico e finanziario di Sistema Ambiente a 23 milioni di euro.
Magna pars del problema è poi la mancanza sul territorio di impianti utili a chiudere il ciclo dei rifiuti: i pochi esistenti hanno un gran numero di richieste e quindi possono tenere i prezzi alti. Così ci si deve rivolgere fuori Regione. E così al costo del servizio, si aggiunge quello del trasporto: «È quanto avviene con l’organico – spiega Roberto Paolini, direttore di Sistema Ambiente – Lo portiamo in due impianti di compostaggio, uno in Lombardia e uno in Veneto. Abbiamo rifatto la gara lo scorso anno, mettendo insieme trasporto e trattamento: la gara è stata vinta dalla Fertitalia e da una Ati veneta. Paghiamo loro 105 euro a tonnellata e ogni anno glienen mandiamo 8-9mila». Anche il multimateriale ha costi elevati: «Siamo sui 95 euro – spiega Paolini – ma il multimateriale ci dà dei recuperi importanti con il tetrapack, l’alluminio e la plastica, che fanno scendere il costo intorno a 50 euro».
L’organico, dunque, è il vero problema e per cercare di risolverlo il Comune sta pensando di colmare la carenza infrastrutturale. L’amministrazione lavora da mesi a un progetto, che attraverso l’adeguamento degli impianti di Sistema Ambiente a Nave e di Geal a Pontetetto, consentirebbe di trasformare il rifiuto organico in biometano, un gas pulito che ha mercato e può essere utilizzato anche come carburante per i mezzi pubblici. In primis quelli di Sistema ambiente e Geal. «Stiamo preparando la richiesta per poter fare i lavori preliminari – spiega Paolini – A giugno partiranno». (g.p.)
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