Il Tirreno

Lucca

Medici in pensione, i sostituti non ci sono

di Gianni Parrini
Medici in pensione, i sostituti non ci sono

Una quarantina di “dottori di famiglia” lasceranno il lavoro nel quinquennio ma da scuole e università pochi ricambi

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LUCCA. È allarme per la carenza di medici: nel 2018 sul territorio dell’ex Asl 2 di Lucca andranno in pensione almeno sei medici e non è certo che tutti vengano sostituiti. Le cose sono destinate a peggiorare: nel prossimo quinquennio sono circa 40 i dottori destinati a lasciare il lavoro, ma università e scuole di specializzazione non sfornano un numero sufficiente di sostituti.

Emorragia di camici. La questione del ricambio generazionale tra i medici ospedalieri e quelli di famiglia è emersa qualche giorno fa a livello nazionale a seguito dell’allarme lanciato dalla Federazione italiana medici (Fimmg): «In 5 anni ci sarà un’ “emorragia” di 45mila medici, molti dei quali non verranno sostituiti». La vicenda, ovviamente riguarda anche Lucca dove ad oggi sono in servizio 157 medici di base: 65 su Lucca, 53 sulla Piana, 39 in Valle. Sei dovrebbero lasciare già nel 2018 e almeno una quarantina nel quinquennio. Cosa accadrà non è chiaro: «Fino ad adesso siamo riusciti a garantire la sostituzione dei pensionamenti – spiega il dottor Luigi Rossi responsabile della zona distretto Piana di Lucca –, ma in futuro non potremo offrire le stesse garanzie. Il problema del ricambio è nei numeri e investirà sia i medici di base che quelli ospedalieri. Io, ad esempio, ho insegnato nelle scuole di specializzazione di Igiene che ogni anno in Toscana sfornano appena 9 medici». Numeri bassi che riguardano anche altri tipi di specializzazione. È il caso dei laureati in medicina che vogliono diventare medici di base: per farlo devono frequentare un corso triennale bandito dalla Regione, che ogni anno mette a disposizione solo 80 posti. Una cifra insufficiente a coprire tutti i pensionamenti che avvengono in Toscana nel corso dell’anno. Un collo di bottiglia ancor più a monte è dato dal numero chiuso nelle università.

La procedura di sostituzione. I medici di famiglia andare in pensione in un’età compresa tra i 68 e i 70 anni (anche prima se hanno riscattato gli anni dell’università). «Ogni volta che un medico lascia – spiega Rossi – si fa il conteggio di quanti pazienti ci sono in quella zona e si divide per il numero di medici in servizio. Se il risultato supera i massimali (ovvero 1.500 assistiti per medico) scatta la cosiddetta procedura della “zona carente”: ovvero viene attivata una richiesta in Regione per avere un nuovo medico e da Firenze danno una risposta, sulla base delle graduatorie e della disponibilità a ricoprire il ruolo in quell’area». È successo poche settimane fa a Borgo a Mozzano con il pensionamento della dottoressa Maria Lotti: in attesa della nomina di un sostituto (che pare garantita) Asl ha invitato i cittadini a scegliere un altro medico che opera sul territorio. Succederà sempre più spesso, soprattutto nei piccoli Comuni.

I rischi. A farne le spese saranno gli assistiti e i medici rimasti: «È un problema di scarsa programmazione – spiega Umberto Quiriconi, presidente dell’Ordine dei medici – Finora a Lucca abbiamo operato con un rapporto ottimale tra medici e assistiti ma presto non sarà più così. Facciamo l’esempio di una zona con 3.000 pazienti dove finora operano tre medici, con 1.000 assistiti ciascuno. Quando uno dei tre dottori andrà in pensione non è certo che venga sostituito: gli altri due medici verranno spinti al raggiungimento del massimale, ovvero 1.500 assistiti. Ci sarà un surplus di lavoro con il conseguente rischio di errori. Il problema riguarda anche i medici ospedalieri: con i tagli in sanità saranno sempre meno, sotto pagati e più precarizzati».

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