Il Tirreno

Lucca

Il fisioterapista dei campioni, da Gallicano alla Coppa Davis in Giappone

di Marco Tirinnanzi
Luca Farinelli è il terzo in piedi da sinistra
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Luca Farinelli è il terzo in piedi da sinistra

La storia di Luca Farinelli, 29enne garfagnino che da cinque anni cura i muscoli del tennis italiano

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GALLICANO. Se l'Italia del tennis stupisce in Giappone, un po' del merito è anche suo. Certo, non darà del filo da torcere agli avversari con la racchetta in mano, come fanno Fognini e compagni, ma Luca Farinelli, 29enne fisioterapista di Gallicano, ha senza dubbio le mani adatte per prendersi cura dei muscoli d'acciaio e di seta della spedizione azzurra impegnata in Coppa Davis.

Un amore, quello per la fisioterapia, che per Luca matura grazie ai consigli di mamma Giovanna e di papà Maurizio, che lo convincono a iscriversi, oltre al test d'accesso per Medicina, anche a quello per le professioni sanitarie: è la scintilla giusta per farlo appassionare al mondo della riabilitazione. Ma per farlo salire sul treno dello sport, quello con la S maiuscola, occorre un uomo del destino: è il professor Pier Francesco Parra, direttore sanitario dello staff delle squadre nazionali, che lo nota a Tirrenia, al centro tecnico, punto di riferimento per la federazione italiana tennis. «È lui che mi ha scelto, cinque anni fa, per far parte dello staff sanitario che segue i tennisti italiani nei vari tornei nel mondo – ci spiega Farinelli da Tokyo, tra un match e l'altro –. Ho cominciato con la prima trasferta a marzo 2013 a Vancouver con la nazionale maschile in coppa Davis, è stata un'emozione incredibile: ricordo che il doppio durò quasi 5 ore e per Fognini e Bracciali (sconfitti in quell'occasione 15 a 13) servì un trattamento speciale».

Cadenze frenetiche e recuperi lampo, sta tutta qui la differenza con gli amatori. «Le fasi di allenamento e di gioco che scandiscono la giornata dei professionisti sono completamente diverse da chi pratica tennis per diletto – precisa –, e anche il nostro lavoro deve adattarsi ai loro ritmi, serrati. Al di là dell'aspetto professionale, i tennisti con cui lavoro non si discostano molto dalle persone che vedo in studio tutti i giorni. Quello che cambia però sono i tempi di recupero, che devono essere per forza più rapidi».

Dall'altro capo del mondo Luca lavora anche per rincorrere una suggestione: portare la Coppa Davis in Italia, quell'insalatiera che manca ai nostri colori dal 1976 in Cile, anno della famosa maglietta rossa indossata in finale da Panatta e Bertolucci, in segno di protesta contro la dittatura militare di Pinochet. «L'obiettivo è quello di tutti nella squadra: vogliamo la Coppa. Faccio parte del team azzurro da 5 anni e nel mio piccolo cerco di aiutare gli atleti (Fognini, Seppi, Lorenzi e Bolelli) che scendono in campo tutta la settimana per allenarsi e dare il massimo durante la competizione. È dura, ma noi non molliamo un attimo». Canada, Giappone, quali traiettorie disegna il futuro per Luca Farinelli? «Assieme al professor Parra seguo già i principali tornei Atp, Wta e gli Slam, quindi il sogno è già una realtà – rivela –, anche se spesso non me ne capacito».

Di ritorno dalla Coppa Davis intanto, lo attende la mole di lavoro nei due studi in lucchesia in cui esercita: uno è a Capannori, e l'altro a Borgo a Mozzano, alla palestra Plaza, dove i proprietari nascondono a fatica l'orgoglio di collaborare con il fisioterapista dei campioni. «I pazienti vengono qua non solo dalla Mediavalle, ma anche dalla Garfagnana – ci dice Lorenzo Luvisi, titolare della palestra con la moglie Rosanna Cristofani –. La clientela è molto variegata, giovani e persone anziane. Ma Luca, con noi dal 2014, cura tutti con la massima professionalità, come fossero anch'essi sportivi professionisti. Utilizza poi macchinari all'avanguardia, senza tralasciare la terapia manuale. Per noi è un vanto, una soddisfazione immensa poterci avvalere di un ragazzo competente e preparato come lui. Qua gli vogliamo tutti bene, e ci auguriamo che resti da noi per molto tempo ancora. Visto che poi da tempo fa parte del team della nazionale, abbiamo un motivo in più per tifare Italia».

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