Il Tirreno

Lucca

Pochi parroci, curia inflessibile

Pochi parroci, curia inflessibile

Il vescovo ha rimarcato l’importanza della collaborazione dei laici

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BAGNI DI LUCCA. Nonostante il clamore destato dalla vicenda dei cartelli carichi di sarcasmo affissi sulle chiese di Bagni per protestare contro la riduzione del numero dei parroci, la Curia si mostra inflessibile sulla riorganizzazione delle parrocchie.

Anche ieri mattina, in un incontro in Curia, l’arcivescovo Italo Castellani ha ribadito ai parroci la necessità di procedere con una riorganizzazione obbligata a puntare di più sulla collaborazione e la partecipazione dei laici all’azione della Chiesa. Rimane la divergenza di vedute con una parte dei fedeli di Bagni che non accettano l’idea di veder ridotto il numero dei preti, e quindi dei servizi alla comunità religiosa. Una posizione che ha colpito uno dei quattro sacerdoti rimasti nella zona, don Raffaello Giusti, il quale medita in particolare sul messaggio di uno dei cartelli affissi alle porte delle chiese: “Chiuso per troppa tradizione”. «Non si tratta di una reazione estemporanea - dice -. Questo cartello, come gli altri, è fatto con cura, ha richiesto lavoro. Una iniziativa studiata, meditata, che vuol rimarcare l'attaccamento alle vecchie tradizioni, ad un modo fossilizzato di interpretare l’azione e il ruolo della Chiesa e delle chiese, che il passare dei tempi però costringe a rivedere e aggiornare». Come avviene in parecchie zone della provincia, con piena collaborazione e partecipazione dei laici in grado di riavvicinare gente alla pratica della religione, spesso trascurata se non abbandonata. Dopo l’esempio di Castelnuovo, citato da don Angelo Pioli che ha spiegato come il servizio in sedici parrocchie (a Bagni di Lucca sono otto) sia possibile solo per la presenza dei laici a fianco dei tre sacerdoti rimasti, don Giusti fa presente che anche nella zona della Valleriana, dove è stato per 15 anni, «viene adottato questo sistema di promuovere la parola di Dio, come accade anche nelle parrocchie di Porcari e della zona di Camaiore. Non è più sostenibile – aggiunge – una “visione archeologica” della Chiesa e delle chiese, se cambiano i tempi cambiano i riti. Non per questo trascuriamo la volontà di mantenere i nostri edifici di immenso valore storico, che vanno salvaguardati e conservati».

In una lettera, il vescovo puntualizza la situazione delle chiese che i fedeli possono trovare chiuse: «Fra le nove chiese, tre, che si trovano nel capoluogo Bagni di Lucca, sono aperte ogni giorno dalla mattina alla sera, salvo il caso che la persona incaricata dell’apertura sia malata, come è avvenuto. Le altre sei chiese si trovano nelle piccole frazioni collinari e, anche per salvaguardarle da furti ricorrenti sul territorio, essendo le piccole frazioni deserte durante la settimana, sono aperte la domenica per la messa secondo una turnazione che va avanti da anni. Il nuovo parroco, quando iniziò il servizio pastorale a gennaio 2017, chiese nelle piccole frazioni di celebrare la messa ogni settimana in un giorno feriale, ma gli fu risposto che da decenni non avevano più la messa nei giorni feriali e che non ci sarebbero state persone disposte a partecipare».

Emanuela Ambrogi

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