Il Tirreno

Lucca

La storia da riscoprire del Caffè delle star

di Rossella Lucchesi
La storia da riscoprire del Caffè delle star

Da “Silvio” (ora Moka) a lungo fu il ritrovo di attori e cantanti E una volta videro spuntare anche i corazzieri di Gronchi

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LUCCA. Qualche tempo fa abbiamo raccontato la storia del bar Moka, in via Fillungo, che in un censimento del 1808 viene individuato fra le 101 vinerie attive all’epoca in città. Noi lo conosciamo così com’è oggi, gestito da un affiatatissimo staff di giovani: un percorso a ritroso nel tempo aveva portato le nostre ricerche al secondo dopoguerra e avevamo scoperto che a quei tempi il locale si chiamava bar Silvio, dal nome dell’allora gestore, del quale, però, ben poco eravamo riusciti a sapere. Ma una mattina in redazione arriva una telefonata. È una signora che racconta di essere la pronipote della moglie di Silvio che di cognome faceva Merlini, tale Gina Rossi. La nostra interlocutrice si chiama Anna Rita Fantozzi Pedrini, vive nel centro storico di Lucca ed è un’insegnante di lettere a riposo. Ci incontriamo dopo poco e lei si presenta con un album di vecchie foto e lo sguardo luminoso di chi non sta nella pelle perché in procinto di rivelare vicende e aneddoti che la riportano indietro nel tempo e coinvolgono anche gli affetti più cari.

Scopriamo allora che, all’epoca della gestione di Silvio, tanti personaggi noti sono entrati nel locale. Come il Maestro Renato Serio, cliente affezionato, e il trombettista e cantante statunitense Chet Baker che durante la permanenza a Lucca nel 1958 frequentò spesso il bar, dove si intratteneva seduto a un tavolo per comporre le sue musiche, mentre sorseggiava un buon whisky (ne consumava una bottiglia al giorno). E poi gli attori Mario Carotenuto e Carlo Dapporto che facevano volentieri una sosta al “Silvio”prima di raggiungere l’albergo La Luna, dove soggiornavano dopo gli spettacoli di rivista al Giglio o al Moderno. Il bar Silvio fu tra i primi a installare un telefono pubblico, servizio di cui usufruì abbondantemente Gina Lollobrigida durante la permanenza in città per girare “La provinciale”. Vennero spesso anche Sylva Koscina, Antonella Lualdi e Franco Interlenghi nelle pause delle riprese del film “Giovani mariti” girato nel 1958, nel quale la signora Anna Rita fu ingaggiata come comparsa insieme al cuginetto, cosa che la rallegrò particolarmente, perché sul set ebbe modo di incontrare l’affascinante attore Antonio Cifariello. Nello stesso periodo arrivò anche il poeta Giuseppe Ungaretti, invitato a Lucca, città di origine dei genitori, per ritirare la cittadinanza onoraria.

E i corazzieri dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, a Lucca in visita ufficiale che, seppure in borghese, non passarono inosservati per la loro prestanza.Veniva spesso anche il campione di ciclismo Gino Bartali a salutare gli amici e Silvio, come lui nativo di Ponte a Ema, dopo le sue imprese sportive.

Correva l’anno 1933 quando il 29enne Silvio Merlini rilevò il locale e da Viareggio si trasferì a Lucca, dove prese casa in Chiasso Barletti. L’esperienza non gli mancava. A insegnargli ad apparecchiare e servire in tavola ci aveva pensato il maggiordomo di una nobile famiglia fiorentina presso la quale lavorava una zia paterna che aveva preso in affidamento il nipote, rimasto orfano dei genitori. A undici anni imparò il mestiere in un bar di Firenze e diciottenne si trasferì a Viareggio per lavorare in alcuni locali della Passeggiata. Faceva il cameriere al Margherita quando conobbe Gina, una bella ragazza che faceva la sarta in un noto atelier. Tra i clienti anche Giacomo Puccini che spesso passava per pagare i conti della moglie e dell’amante.

Silvio e Gina si sposarono nel 1926 e quattro anni dopo si trasferirono a Lucca, dove lui aveva trovato lavoro in un bar di via Roma mentre la moglie aprì una sartoria. Poi venne il bar Silvio che il nuovo gestore rese elegante e accogliente e, soprattutto alla portata di tutti. Gina lo aiutò ad arredarlo. Silvio era ormai diventato famoso, tanto che fu scelto per servire il buffet in Prefettura in onore della visita ufficiale di Mussolini. Fu il regista di tanti ricevimenti e feste nelle più nobili dimore del territorio e intanto collezionava clienti nel bar di via Fillungo. Accanto a lui il fedele Dino Lucchesi, assunto appena quattordicenne nel 1934 che gli rimase al fianco per circa trent’anni, quando decise di cambiare lavoro e diventare orafo. Silvio morì nel 1960, a soli 56 anni, dopo aver scritto una pagina importante del locale che, prima di passare alla gestione successiva, per sei anni fu mandato avanti dalla moglie e da alcuni dipendenti. Aveva anticipato i tempi installando - primo bar a Lucca - la televisione che richiamava decine di persone per vedere il festival di Sanremo, Lascia o Raddoppia, le partite di calcio e il Giro d’Italia. Prima della Guerra il bar salì agli onori nazionali per aver fatto vincere a un cliente un’auto Topolino con un concorso Perugina, trovando in un cioccolatino la figurina del Feroce Saladino. Il bar fu anche il primo in città a vendere i gelati confezionati Motta e a installare una moderna macchina di caffè e si rese famoso per la vendita di piccole uova di Pasqua che contenevano orecchini di madreperla.

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