Sicurezza
Il simbolo del paese tornerà visibile al museo di Athena
Donato dalla parrocchia al Comune il mascherone che caratterizzava l’orologio del campanile di Capannori
CAPANNORI. Un “tesoro” nascosto tornerà presto a essere riscoperto dai capannoresi. Non più sull’orologio del campanile della chiesa di San Quirico e Giuditta, nel centro del paese, ma in una stanza del museo di Athena dove sarà conservato dopo un meticoloso restauro.
Parliamo del mascherone ligneo risalente agli inizi del Settecento, più noto come la “Topa” di Capannori. Il prezioso manufatto applicato al campanile e che, attraverso un complesso meccanismo di ingegneria apriva e chiudeva la bocca allo scoccare delle ore, è stato donato al Comune dal parroco don Marcello Franceschi che ha proposto la cessione del reperto all’amministrazione comunale con l’accordo di esporla in modo permanente nel museo cittadino. L’atto risale al giugno del 2016, ed è stato ripreso pochi giorni fa con una nuova determina, ma alcuni passaggi hanno ritardato le pratiche (dopo la necessaria verifica del mascherone da parte della Sovrintendenza, per procedere al restauro e alla conservazione).
La vulgata popolare con l’andare del tempo affibbiò al fantoccio il nome di «topa» per il movimento della bocca, che si apriva a ogni rintocco d’ora emettendo rumori gutturali. Il meccanismo funzionava grazie a una mandibola snodata applicata a un mascherone di legno. Icona dall’appellativo troppo audace per questo buffo personaggio, raffigurante un vecchio che, brandendo falce e clessidra, se ne stava seduto sopra l’orologio del campanile della chiesa, e che presumibilmente raffigurava una divinità pagana, Cronos, a rammentare alle genti l’ineluttabile divorare da parte del tempo i destini dei mortali. Maschera diventata in poco tempo il segno distintivo della frazione e dei capannoresi.
Poi, forse perché stanchi dei continui giochi di parole che il manufatto evocava, fu deciso di togliere il mascherone e di confinarlo in un armadio della sacrestia. Da allora non c’è più, ma qualcuno vorrebbe che il “mascherone” tornasse sul campanile.
Intanto sarà possibile mostrarlo e tramandare questa storia anche alle generazioni più giovani. La riscoperta della “topa di Capannori” si deve alla ricerca di un appassionato scrittore, Domenico Riccio, lucchese di adozione, che in un romanzo del 2005 i ha ricostruito il significato e recuperato la storia locale del celebre “mascherone”, citato anche dal maestro Giacomo Puccini in una lettera alla sorella Ramelde e al cognato Raffaello, per un cartello da fare per la messa in vendita della sua casa a Lucca.
Nel linguaggio del vernacolo lucchese infatti il “mascherone” ha rappresentato un sinonimo di grandezza, viste le sue dimensioni, oltre che oggetto di tanti aneddoti e storie.
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