Proteste
Federciclismo e Procura contro il doping
Incontro tra il presidente Di Rocco e il capo dell’ufficio requirente Suchan dopo l’inchiesta e gli arresti
LUCCA. Dieci giorni di tempo per interrogare i sei finiti agli arresti domiciliari nell’inchiesta sul doping che ha scosso le coscienze oltre al mondo del ciclismo scoperchiando un sistema che in tanti immaginavano senza però avere riscontri probatori. Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti ha deciso di interrogare giovedì mattina Luca Franceschi, Narciso Franceschi, Maria Luisa Luciani, Elso Frediani, Andrea Bianchi - tutti legati dal vincolo associativo - e Michele Viola accusato esclusivamente di somministrazione e cessione di sostanze dopanti. L’impressione però è che i legali degli indagati consiglieranno ai loro clienti di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il motivo? La mole di materiale cartaceo che i difensori debbono ancora ricevere in copia e studiare a fondo per trovare una strategia adatta a scagionare i loro assistiti. Perchè in otto mesi di indagini con intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e riprese filmate dei protagonisti il materiale raccolto dalla procura della Repubblica in collaborazione con lo Sco di Roma e la Mobile è davvero impressionante. Servirà tempo per avere un quadro esaustivo della situazione anche se, dal punto di vista etico e morale, quanto si evince dalle intercettazione lascia emergere un mondo senza valori dove l’unica cosa che conta è solo ed esclusivamente la vittoria da raggiungere con qualunque mezzo lecito o illecito. Per questo ieri pomeriggio il presidente della Federazione Ciclistica Italiana, Renato Di Rocco, ha incontrato il procuratore Pietro Suchan. «Ho fatto i complimenti al procuratore per l’ottimo lavoro svolto e per le parole usate durante la conferenza stampa. Noi offriamo la massima collaborazione perchè vogliamo che il ciclismo torni ad essere uno sport pulito e trasparente. In questi anni siamo sempre stati a stretto contatto con la procura federale antidoping e con i Nas perchè vogliamo che il futuro sia riservato soltanto a quegli atleti che avranno come principio assoluto quello di ottenere risultati senza trovare scorciatoie». Dal canto suo il procuratore Suchan ha parlato di «incontro cordiale e di offerta di collaborazione da parte della Federciclismo». Il presidente Di Rocco, prima di rientrare a Roma, ha fatto visita alla sede di Amore & Vita a Lunata, dove è stato accolto da patron Ivano Fanini ed il figlio Cristian, team manager del team A&V – Prodir, da sempre paladini della lotta al doping.
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