Il dolore
Va all’asta il negozio di Tenucci
Sarà battuto a 880.000 euro ad aprile Il Comune ha il diritto di prelazione
LUCCA. La lunga e dolorosa vicenda legata al negozio Tenucci si arricchisce di una nuova tappa con la prossima vendita giudiziaria dello storico fondo di via Fillungo, fissata per il 10 aprile. Un passaggio inevitabile, dopo che il Tribunale di Lucca aveva deciso il fallimento della “Fernando Tenucci”, società che gestiva il negozio di abbigliamento. Una vicenda che ha scosso nel profondo il tessuto commerciale (e non solo) della città, con un’indagine per evasione fiscale partita in modo roboante e finita in maniera ingloriosa (i giudici hanno accertato che la somma sottratta al fisco era al di sotto della soglia di punibilità penale, assolvendo dunque Umberto Tenucci), seguita dal pignoramento dei beni mobili da parte di Equitalia e con la successiva vendita all’asta di questi ultimi.
Ora, in maniera parallela ma completamente separata, a essere battuto all’incanto per 880.000 euro sarà lo stesso negozio nel cuore del Fillungo. Un punto di incontro per generazioni di lucchesi e di “forestieri”, un sinonimo di vestiti di altissimo livello, che hanno vestito anche importanti esponenti del jet-set italiano.
Storia lunghissima, quella della famiglia Tenucci. Che inizia un anno prima dell’Unità d’Italia, nel 1860 quando il capostipite Ferdinando fonda una cappelleria in piazza San Michele. La svolta avviene nel 1918, quando Umberto, figlio di Ferdinando, trasferisce l’attività al numero 54 del Fillungo, affiancando nel tempo anche il laboratorio di pellicceria, primo germoglio di quello che diverrà poi il reparto donna.
Il fondo che il 10 aprile andrà all’asta nella studio del curatore fallimentare Claudio Romiti è immerse completamente in questa storia. Lo dimostrano gli arredi in legno pregiato che circondano quasi completamente tutte le pareti, sia del piano terreno (quello in cui si entra dalla grande vetrina del Fillungo) che di quello seminterrato, al quale si accede con una scala interna. Senza considerare il grande banco in legno, gli specchi e le appliques: complessivamente il valore dei beni mobili è stato valutato dal perito 20.000 euro. Chi vorrà partecipare alla vendita dovrà garantire un’offerta minima di 660.000 euro. Ma l’aggiudicazione - se ci sarà un vincitore - non sarà immediata.
Il Comune di Lucca, infatti, può esercitare un diritto di prelazione. Come viene spiegato nella perizia redatta dal geometra Luca Turri, nel 1986 in occasione di un trasferimento di proprietà venne siglato un atto unilaterale d’obbligo con l’amministrazione impegnandosi a eseguire «lavori di rifacimento dei pavimenti, di restauro del soffitto a volta reale al piano terra nonché al rifacimento degli intonaci». Poiché l’immobile si trovava in una “zona di recupero”, il Comune concesse una tassazione agevolata per l’atto di trasferimento, riservandosi un diritto di prelazione da esercitarsi entro dieci anni dalla certificazione dei lavori. Lavori dei quali, spiega il perito, non c’è traccia negli archivi comunali. Per questo si è deciso di dare la possibilità al Comune di esercitare il proprio diritto di prelazione: in sostanza, in caso di aggiudicazione, l’ente pubblico avrà sessanta giorni di tempo per “pareggiare” l’offerta vincitrice e aggiudicarsi il bene. Si tratta, con tutta probabilità, di una possibilità destinata a rimanere sulla carta. Ma che comunque è destinata a far allungare i tempi del passaggio di proprietà, visto che niente potrà essere formalizzato prima del decorso dei sessanta giorni.
La legge prevede che all’asta non possa partecipare il soggetto fallito. Ma questo non esclude che si presentino persone pronte a mettersi in affari con Umberto Tenucci che, dopo la fine della vicenda giudiziaria che l’ha interessato, non ha nascosto di voler ricominciare a fare quella che è l’attività di famiglia. Dunque, in una maniera o l’altra (e sempre asta permettendo), alla fine dopo Tenucci potrebbe esserci ancora Tenucci.
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