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Lucca

«Ringrazio tutti qualunque sia la decisione del Tar»

«Ringrazio tutti qualunque sia la decisione del Tar»

Lettera aperta di Ciancarella, capitano di aeronautica radiato  dopo Ustica. Mercoledì si discute il ricorso contro il ministero

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LUCCA. «Il 14 febbraio il Tar Toscana discuterà la mia vicenda relativa alla falsificazione della firma del Presidente della Repubblica Pertini sul decreto di radiazione con cui si ottenne il mio allontanamento dalle Forze Armate per indegnità a rivestire il grado. La falsificazione è stata accertata dal Tribunale Civile di Firenze con sentenza passata in giudicato, e questo avrebbe dovuto determinare la mia restitutio in integrum a livello amministrativo e patrimoniale. Ma l’Amministrazione della Difesa si è opposta».

Parole di Mario Ciancarella, capitano dell’aeronautica militare in forza ai tempi del disastro di Ustica, nel 1980. Una vicenda con cui la sua vita è rimasta intrecciata, fino a farlo diventare una figura “scomoda”. Ed è lo stesso Ciancarella, che da molti anni svolge la professione di libraio, a rivelare l’approssimarsi del giorno in cui il Tar discuterà il suo ricorso contro le intenzioni del ministero della Difesa. Al ricorso dell’ex capitano di aeronautica infatti il ministero in questione, riporta, ha opposto la tesi «che la firma del Presidente, per quanto risulti falsificata, è un puro pro-forma su un atto in cui e' prevalente la volontà militare di liberarsi di me. Uno scomodo soggetto che aveva da sempre infastidito i superiori con la sua pretesa che la Costituzione ricevesse pieno diritto di cittadinanza nelle Forze Armate».

«Poiché non avverto segnali positivi e siccome temo che non avrò diritto di intervento in aula nel procedimento che si va ad esaurire il 14 febbraio - aggiunge - ho deciso di rendere noto il mio pensiero, quale che sia la soluzione adottata dai magistrati e prima che essa sia emanata, riferendo il mio stato d'animo in ordine alla mia condizione di fronte al giudizio amministrativo che si va a deliberare».

L’ex capitano dell’aeronautica, che oltre all’annullamento del decreto di rimozione del suo ruolo militare chiede anche i danni morali ed esistenziali derivati dal provvedimento di radiazione, annuncia il suo sentire in queste ore che precedono la discussione del Tar. «Anzitutto una sensazione di assoluta serenità e totale gratitudine. Serenità perché ancor più oggi, rispetto al 1983, posso sentire come persistente il convincimento che sia “impossibile pentirsi” come scrivevo nel commiato dalla Commissione di Disciplina che esaminò il mio caso. Impossibile pentirsi per la coscienza di aver fatto il proprio dovere fino in fondo, quale ne fosse il costo. Ciò per cui avevo giurato fedeltà alla Costituzione anche a costo della vita». E da qui la «gratitudine immensa» a quanti gli sono stati accanto: dai familiari, agli amici, alle associazioni e i legali che lo hanno accompagnato e sostenuto in questa odissea.

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