La manifestazione
Blitz al campo di Maggiano cinque persone in manette
Le donne si presentavano nelle case con la scusa di vendere dei fiori Agli uomini il compito di svaligiare le abitazioni. Sono sei i colpi contestati
LUCCA. Un codice penale in bella vista dentro una roulotte del campo nomadi di Maggiano. Segno che a studiare la legge non sono solo giudici e avvocati ma anche i criminali o tutti coloro che quelle norme, più che applicarle, devono subirle (anche se talvolta riescono ad aggirarle). Curioso ritrovamento nel corso del blitz che ieri mattina gli investigatori della squadra mobile, coadiuvati dal reparto prevenzione crimine e da un elicottero della polizia che ha controllato le operazioni dall’alto, hanno eseguito in via della Fregionaia. Obiettivo? Eseguire cinque ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari) disposte dal pm Sara Polino nei confronti di un gruppo di cinque persone, ritenute responsabili di sei furti in abitazione e di altri reati commessi a Lucca tra settembre e dicembre. Santa Maria a Colle, Sant'Anna e Sant'Alessio le zone colpite. Gli arrestati sono tutti pluripregiudicati. Quattro sono di origine sinta, si tratta di Monali Glaudi, 41 anni; Monica Satori, 55 anni; Ismaele Lebbiati, 20 anni, già detenuto presso il carcere di Lucca; Rejhan Asanova, 38enne originaria della Macedonia, sottoposta agli arresti domiciliari in quanto madre di un bimbo di 2 anni. Sono tutti residenti nel campo nomadi di Maggiano e vantano lunghi curricula criminali. Il quinto uomo, invece, è Mauro Rossetti Busa, il 60enne “anarchico bombarolo” che dieci giorni fa è stato arrestato per l’incendio al distributore Eni di viale Puccini e il lancio di una molotov in via Michele Rosi. Anche lui era già in carcere per questi fatti.
Le accuse nei confronti del quintetto sono varie: furto in abitazione, ricettazione, favoreggiamento e simulazione di reato. Il gip, però, non ha ritenuto che ci fossero gli estremi per l’associazione a delinquere che gli inquirenti avevano chiesto. L’indagine è durata quattro mesi ed è stata condotta con intercettazioni e localizzazioni ma anche attraverso attività investigativa più tradizionale. I risultati sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa in questura a cui ha partecipato il procuratore capo Pietro Suchan, assieme al questore Vito Montaruli e al commissario Silvia Cascino, capo della Mobile. «Quello dei furti è un problema reale - dice Suchan - ma il contrasto da parte delle forze dell’ordine c’è e da risultati eccellenti quali quelli di oggi». «Le segnalazioni dei cittadini – dice Montaruli – sono spesso utili».
Tutto è partito da un furto in abitazione avvenuto a Lucca l’8 ottobre. Nei pressi della casa colpita dai ladri i vicini notano un’Audi A3 che gli agenti conoscono già. Poco dopo, infatti, l’auto viene rintracciata nei pressi del campo nomadi di Maggiano: gli sportelli ancora aperti e le chiavi inserite nel quadro. Ma dei malviventi non c’è traccia. Il giorno dopo, Asanova Rejhan, una delle due donne arrestate, si presenta in questura per denunciare il furto della vettura di cui è proprietaria. Ma gli investigatori non le credono e attraverso appostamenti e pedinamenti risalgono al gruppo di sinti.
Il modus operandi era sempre lo stesso: le donne avevano il compito di individuare gli obiettivi. Per farlo si avvicinavano alle abitazioni e, con la scusa di vendere dei fiori ai proprietari, eseguivano un vero e proprio sopralluogo. A compiere il furto, poi erano gli uomini, che agivano prevalentemente quando le abitazioni erano vuote. A volte anche in maniera goffa e incauta, tant’è che le donne – intercettate – talvolta di definiscono “stupidi”. I rapporti tra i membri del gruppo sono tutt’altro che pacifici: a seguito di un litigio, ad esempio, Monali rompe un braccio alla compagna Asanova, in cinta di due mesi.
Oltre ai furti in abitazione e alla ricettazione di preziosi, al gruppo si contestano altri due furti: il 24 novembre, nei pressi del cimitero di Vecchiano viene rubata la borsa a una anziana signora che l’aveva appoggiata nel cestello della bici. Il 30 dicembre, invece, sempre al cimitero di Vecchiano viene rubata una borsa da un’auto in sosta. Il 7 dicembre scorso, nel corso dell’indagine, Rossetti Busa e Asanova vengono arrestati dalla squadra mobile per tentato furto aggravato in concorso ai danni di un’abitazione, in una traversa di via Sarzanese. Gli investigatori attribuiscono al gruppo e, in particolare ad Asanova e a Lebbiati, figlio della donna, un furto consumato il 3 settembre a Sant’Alessio: i ladri portarono via monili in oro per cinque chili. Ora si cerca di far luce sulla rete dei ricettatori: c’è già un indagato. (g.p.)
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