La manifestazione
«Ora non si sgarra»
Parla Ivano Fanini, che da anni si batte per uno sport pulito
LUCCA
Per tanti, addetti ai lavori e non, è considerato lo Zeman del ciclismo, per quella sua capacità di andare controcorrente, di denunciare e provare a far valere dei principi etici, soprattutto nel mondo dello sport. Ma a differenza del boemo, che poi è uscito lentamente di scena, e ha smesso di cavalcare l'onda dell'antidoping, lui invece, Ivano Fanini, lucchese purosangue classe 1951, non si è mai arreso, e ha combattuto (e combatte tuttora) la sua battaglia, cominciata anni fa, contro la pratica nefasta del doping, tanto da fondare nel 1989 il team Amore & Vita, slogan nazionale di un ciclismo pulito. . C'è un po' di amarezza nelle sue parole, per quanto riguarda la vicenda che ha portato all'arresto di alcuni dirigenti della squadra di dilettanti della Gran Fondo del Diavolo di Lucca. «È chiaro che li conoscevo, anche se il loro è un team dilettantistico e non c'è stato mai modo di incontrarci alle gare – ci spiega Fanini -. Con Elso Frediani (ai domiciliari) c'era un rapporto di amicizia: era anche lui, come me, un ex corridore. Mi fa strano, anche perché come team non riuscivano a vincere un granché, e se ti dopi spesso vinci. C'è dispiacere ma anche delusione, se quello che leggo è vero. Spero e mi auguro che non abbiamo a che fare con la morte del ragazzo (Linas Rumsas, deceduto il 2 maggio dello scorso anno, ndr). Lucca è terra d'eccellenza, anche per il ciclismo: qui sono nati e si sono allenati campioni come Tafi, Cipollini, Bartoli, è un peccato dover raccontar di queste storie».
La strada intrapresa dalla Uci (Unione ciclistica internazionale), e dalla Federazione Ciclistica Italiana è quella giusta però per Fanini, che ammette che casi come questo mettono in luce il buon funzionamento della macchina sanzionatoria. «Adesso non sgarri, se sbagli ti beccano – afferma –. Guardate Froome (campione britannico che ha vinto la scorsa edizione della Vuelta): è stato sospeso perché soffrendo di asma faceva uso di Salbutamolo, un farmaco vietato dalla Wada (l’agenzia antidoping): l'hanno sorpreso a far uso di sostanze dopanti e sono stati intransigenti. Anche nella nostra Federazione lavorano alla grande: il movimento italiano adesso sta migliorando, e l'Italia è tornare a vincere delle medaglie. Io mi sono battuto e continuo a farlo per uno sport pulito: mi hanno isolato ma sono sempre riuscito a rimanere a galla. C'è sempre chi bara, ma il futuro è di quelli che praticano un ciclismo fuori dalla farmacie: la pubblicità migliore per i giovani che amano questo sport».
Spazio per un invito, a quello che il dirigente di Amore & Vita, considera il campione più fulgido - e pulito - del ciclismo. «Nibali è il migliore, il più onesto anche, di fatti a lui non è mai accaduto niente di spiacevole. Nell'aprile del 2015 lo insignimmo del premio ‘Sfinge d'Oro-Fedeltà allo sport’, ma purtroppo in quella data si tengono le gare. Quest'anno, visto che "lo squalo" salterà il Giro, sarebbe il momento propizio per ritirarlo».
Marco Tirinnanzi
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