Finanza
Smurfit Kappa: la controproposta
L’azienda replica sul progetto per il nuovo accesso illustrando la sua idea
CAPANNORI. I progetti alternativi sono due, e sono già stati presentati al Comune. La palla adesso passa alla giunta Menesini, che dovrà pronunciarsi sulla questione sollevata da Silvana Pisani sul regolamento urbanistico che, secondo il segretario Pd di Capannori, prevede già l’accesso della Smurfit Kappa da via del Casalino e via dei Banchieri, rispetto a quello attuale, da via vecchia Pesciatina e da via del Chiassetto. Da Lunata, sede di una delle ditte leader nel settore del packaging che conta oltre 45mila dipendenti in tutto il mondo, il general manager dell’azienda Claudio Nottoli, risponde in modo pacato all’ex presidente del consiglio comunale, e lo fa con ingegneri e carte alla mano, per proteggere i suoi lavoratori, e salvare “i martiri” , quelle quattro famiglie che vivono vicino alla Smurfit, e che risentono del passaggio continuo dei camion.
Le opzioni. Per la prima, più rapida e meno impattante, auspicata da Nottoli, la spesa per l’azienda si aggira intorno alle 250mila euro, e occorrono due mesi per la realizzazione. Prevede però un cambio di destinazione urbanistica di alcuni terreni già acquistati e che si trovano accanto al cimitero vecchio, un’area adesso di attrezzature d’interesse comune. «Unire le due zone tra i due cimiteri e permettere ai mezzi pesanti di girarci intorno, con un obbligo di svolta verso destra, in direzione della Madonnina (sulla strada che porta a Lucca ndr) sarebbe la soluzione migliore – spiega Nottoli – transiterebbero soltanto i nostri 70 camion e il disagio sarebbe minimo». La seconda invece è quella proposta da Silvana Pisani, con il passaggio in via del Casalino, rigettata però dalla Smurfi. Ma che sembra essere quella sposata dall’amministrazione, a quanto spiega Nottoli, per 2 aspetti: i camion che non transiterebbero nel cuore di Lunata, e la mancanza di impedimenti alla creazione di una pista ciclopedonale che da Lammari arriverebbe proprio a Lunata. Il costo di questa variante è di un milione e 500mila euro e, oltre a tempi di realizzazione importanti, andrebbe incontro a tutto una serie di impedimenti burocratici. «Per la variante del Casalino è necessario spostare un muro di cinta che dà su via Grascia di 2, 80 metri, espropriare un fosso che fino al 2016 era tutelato dalla Regione e adesso dal Consorzio di Bonifica, e muovere una canaletta di 100 metri. In più l’azienda si vedrebbe costretta a tirare giù un capannone di 2500 mq e rifarlo come nuovo, nonostante la bonifica di 3 anni fa dall’amianto e costata 250mila euro».
Il lavoro. Al direttore dello stabilimento però l’interesse che più sta a cuore, oltre a quello delle persone che vivono a ridosso della fabbrica, è la tutela degli operai della Smurfit e delle loro 250 famiglie. «Ci preoccupiamo in primis per i nostri dipendenti, ma anche delle tante attività che beneficiano della vicinanza con l’azienda: aspettiamo fiduciosi una risposta dall’amministrazione, auspicando che si possa tener conto delle esigenze di tutti».
Marco Tirinnanzi
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