Sicurezza
«Ciao Andrea, vola nel cielo veloce come un angelo»
Una folla composta ai funerali del 21enne di San Macario travolto e ucciso da un’auto dopo una serata con gli amici
LUCCA. «Vai Andrea, corri veloce come un angelo». Questa frase, pronunciata dal pulpito della chiesa di San Jacopo, è il momento conclusivo (e anche il più toccante) dei funerali di Andrea Lucchesi, il 21enne di San Macario morto nella notte tra sabato e domenica, dopo essere stato travolto da un’auto pirata mentre camminava con un amico. Ci sono tutti alle esequie dello sfortunato ragazzo, che lavorava come benzinaio a Pontetetto: ex compagni di scuola, amici di famiglia, colleghi di lavoro ma anche semplici conoscenti che sono voluti venire a rendere omaggio a chi è rimasto. E così l’intera comunità si è riunita nella chiesa della frazione, troppo piccola per un dolore così grande. La bara del giovane arriva attorno alle 15 e viene subito vegliata da un picchetto dei vigili del fuoco, che rendono omaggio al padre del ragazzo, Mario Lucchesi, pompiere in pensione da qualche anno. La famiglia colpita dal lutto arriva in chiesa tutta assieme: babbo Mario, mamma Fiorella e il fratello Giacomo salutano e abbracciano tutti coloro che gli si fanno incontro per le condoglianze. Mostrano una sobria dignità nel loro immenso dolore. Inizia la messa e dopo la lettura di un brano del Vangelo secondo Matteo, l’arcivescovo Italo Castellani prende la parola per l’omelia. «Oggi siamo qui per dire “addio” ad Andrea, una parola che porta nella sua radice l’augurio di rincontrarsi di fronte a Dio – prosegue l’arcivescovo – Non ho parole umane per rispondere alla domanda che tutti vi state ponendo: ovvero “perché?”. La superficialità con cui Andrea è strato strappato ai nostri occhi, lo dico con delicatezza, si fatica a comprenderla. L’unica parola a cui possiamo affidarci è quella di Dio: “Chi crede in me non muore”, ha detto Gesù, che è il primo dei risorti. Ecco – dice l’arcivescovo –, nella speranza che questo vi dia serenità, vi invito a pensare che Andrea, un ragazzo buono e fedele all’interno della famiglia, delle amicizie e del lavoro, adesso è vivo accanto al Signore. Andrea – conclude Castellani – ti ringraziamo per l’amore che hai seminato nella tua breve vita e facciamo gli auguri al tuo amico Fabio (il ragazzo rimasto ferito, ndr) perché torni presto in piena salute in mezzo a tutti noi». La cerimonia si avvia alla conclusione, ma prima della benedizione, una signora amica della famiglia Lucchesi chiede di leggere un breve ricordo. Sono parole che smuovono l’animo dei presenti, perché arrivano da chi ha veramente conosciuto il bambino prima e il ragazzo poi, e con lui ha condiviso momenti di gioia familiare, durante le vacanze al mare e in montagna: «“Andrea non correre!”. Babbo Mario te lo ripeteva sempre, ma non serviva a molto: non ce la facevi proprio a stare fermo. Eri poco più che un bambino, ma già esuberante e pieno di energia, sempre avanti a tutti. Eri il più veloce in qualunque cosa: a sciare, a pescare o a giocare a nascondino. Poi sei cresciuto, hai smesso di fare le vacanze con noi e con i tuoi genitori: stavi cominciando a costruire quella che avrebbe dovuto essere la tua vita. Una vita che purtroppo si è interrotta. Sei stato veloce anche nel lasciarci, te ne sei andato in un batter di ciglio. Un grandissimo dolore ci pervade e ci appare incomprensibile ma a noi piace pensarti come un angelo: forse lassù avevano bisogno di un angelo molto giovane, pieno di vitalità ed energia, pronto a correre e volare veloce come il vento per evitare che disgrazie del genere possano ancora accadere. Allora Andrea, corri, corri veloce e niente potrà più accadere».
L’uscita della bara dalla chiesa è accompagnata da un lungo applauso. Il feretro viene caricato sul carro funebre per essere trasportato al vicino camposanto. Una processione infinita di volti, giovani e meno giovani, accompagna Andrea per questo suo ultimo viaggio. Un viaggio che termina con un lungo e silenzioso addio.
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