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Chiesa chiusa «in attesa di miracolo»

Chiesa chiusa «in attesa di miracolo»

Cartello choc del gruppo Disperazione Cattolica, contrario alla scelta del vescovo di “tagliare” il parroco alla Villa

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BAGNI DI LUCCA. «Chiuso in attesa di un miracolo». Recita così uno dei cartelli polemici trovati affissi a tanti portoni, chiusi, delle chiese di Bagni di Lucca. Ad assumersi la responsabilità dell’iniziativa, un comitato che si definisce “Disperazione cattolica”, costituitosi dopo aver appreso con rammarico la decisione dell’arcivescovo Italo Castellani, che in una recente assemblea con i fedeli, alla Villa, ha comunicato di non poter sostituire uno dei due parroci che si occupano della zona, don Claudio Ticcioni, che ha dovuto momentaneamente assentarsi per motivi di salute.

Il vescovo ha spiegato che i parroci sono sempre più anziani e sempre in numero minore, e che le vocazioni sono un ricordo, come dimostra la presenza soli cinque giovani nel seminario. Inevitabile quindi che a Bagni di Lucca, un territorio molto grande con tante frazioni di montagna, resti un solo parroco, don Raffaello Giusti. Già nell’assemblea era apparso chiaro il malumore di buona parte dei fedeli, anche se le motivazioni della decisione sono contenute nella lettera pastorale dell’arcivescovo “Senza indugio”, consegnata a tutti i consigli pastorali.

Don Giusti rimanda anche al sussidio per la Quaresima dal titolo “Ridisegna il tuo volto”, anche quello inviato a tutte le parrocchie, nel quale è spiegata bene la situazione e sono spiegate le scelte che ha reso necessarie. Argomentazioni che però non hanno convinto tutti i fedeli che non accettano l’idea di essere rimasti senza parroco e di vedere quasi sempre chiuse le porte delle chiese di tante frazioni. In una nota diffusa agli organi di stampa, il gruppo “Disperazione cattolica “ scrive: «Chi siamo? Siamo persone cattoliche che credono che non si possa abbandonare un territorio come Bagni di Lucca. Dopo l'incontro tenuto con il vescovo ci siamo sentiti un po' abbandonati e spiazzati. Dovremmo forse lasciare andare le nostre tradizioni? O non meritiamo forse delle messe perché siamo rimasti pochi? Sappiamo che il territorio di Bagni di Lucca non è di facile gestione, tante frazioni, tante parrocchie, magari poche anime… Ma quelle poche anime non meritano di vivere pienamente la fede così come vorrebbero? I cartelli servono per attirare l'attenzione su una realtà, la nostra. Un gesto ironico che non è dettato da mancanza di valori o altro, ma sono proprio i valori che sentiamo forti che ci impongono di fare qualcosa. Di fare tutto quello che possiamo per non essere abbandonati e poter vivere ancora la nostra fede. Perché realtà più grandi parlando di abitanti meritano più parroci quando si tratta però di aree territoriali ristrette, mentre noi con aree vastissime dobbiamo subire tagli o dobbiamo spostarci qua e là per trovarci una messa, un sostegno, una persona che ci accolga e ci ascolti? Perché dobbiamo essere noi a uscire?».

Per il gruppo «in una realtà già difficile, limitando le messe e criticando il catechismo in parrocchia, chiedendo aiuto ai laici per sopperire alla mancanza di preti, chiedendo di riunirsi in "gruppi fai da te di preghiera" non si rischia di avere perdite ancora maggiori tra le fila dei credenti, soprattutto tra i ragazzi?». Dalla Curia non arrivano commenti, ma si rimanda alle lettere pastorali che tutti già conoscono. A Bagni di Lucca le messe sono: la domenica alle 11 a Corsena e alle 17 al Sacro Cuore per la Villa; il sabato pomeriggio alle 18 la Messa è nella chiesa di Ponte a Serraglio; a rotazione poi nel versante di Granaiola, Monti di Villa e Pieve di Monti di Villa, la funzione è alle 9,30 della domenica mattina, mentre per il versante di Casabasciana e Crasciana la Messa è alle 9,45. In questi due casi, arriva in aiuto un sacerdote da Lucca.

Emanuela Ambrogi

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