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Un anno pieno di eventi per Cesarin der Viviani
Il poeta, scrittore e drammaturgo in vernacolo moriva il 2 febbraio 1992 Per ricordarlo si mobilita il gruppo “Il Baluardo”: primo atto l’Omaggio a Geppe
LUCCA. «Un figlio buono di Lucca, un regalo per tutti noi. Minuto, mite, con grandi occhiali e occhi che in un momento vedevano ciò che altri avrebbero visto in mesi e mesi». Così Elio Antichi, musicista, insegnante e “anima” del gruppo vocale Il Baluardo, ricorda l'amico e maestro Cesare Viviani, poeta, scrittore e drammaturgo di vernacolo scomparso il 2 febbraio di venticinque anni fa. Cinque lustri dopo, il tempo non ha cancellato le emozioni di un rapporto artistico e di amicizia che per Antichi è stato fondamentale. Tanto da avere in serbo, nell'arco di tutto il 2018, molte iniziative in omaggio a Cesarin der Viviani – firma dialettale dello scrittore - anche per sottolineare quanto la sua figura sia tuttora presente nei cuori di moltissimi lucchesi.
Intanto il coro – fondato da Antichi nel 1989 – metterà in scena “Omaggio a Geppe”, scritta da Viviani proprio in quell'anno per il ventesimo della morte del poeta lucchese Gino Custer de' Nobili, detto appunto Geppe, suo ispiratore, mentore e punto di riferimento. Altro tassello importante riguarderà le Befanate, i canti popolari della vigilia dell'Epifania che nel 1990 Antichi riportò nel centro con il totale appoggio di Viviani. Anzi, Cesarin scrisse per Il Baluardo “La Befana a Lucca drento doppo esse stata a Lucca Fora”, divenuto il canto simbolo del coro. E nel dicembre 1992, già malato, fece in tempo ad ascoltare un accenno della nuova Befanata composta per il gruppo e musicata da Aldo Tarabella. «Qualche giorno dopo – racconta Antichi – fu ricoverato e non uscì più».
Ma non morirono l'entusiasmo e la passione di Cesarin. Antichi indisse subito il premio per la migliore Befanata a lui intitolato: da allora non si è più interrotto, con partecipanti che scrivono da tutta Italia. L'omaggio dei 25 anni sarà la registrazione delle Befanate dal 2009 al 2017, a continuazione della precedente raccolta relativa agli anni dal 1989 al 2008. «Cesare difese questa come tante tradizioni lucchesi – dice Antichi -: oggi non c'è veglia, non c'è incontro dove lui non faccia la parte principale. E dal 1994 continuo a scrivergli una lettera, nei libretti della Befana, raccontandogli ciò che avviene a Lucca». Il fondatore del Baluardo e Viviani si conobbero nel 1974 quando Antichi venne chiamato a dirigere il coro di Monte San Quirico, la frazione dove lo scrittore – che di professione fu impiegato comunale prima nel settore della cultura e poi all'Orto Botanico - era nato nel 1937. Un feeling immediato, che alcuni anni dopo culminò nel “reclutamento” di Antichi come attore nella Vernacola, la compagnia fondata da Viviani nel 1984. «La creatura teatrale più bella – ricorda il musicista – che Cesare abbia ideato». Vernacolo, sì. Ma non solo da ridere. «Cesare fu anche altro – prosegue Antichi – e lo dimostrò nel 1985 con “Giù dalla luna”, monologo sull'autismo, e nel 1989 con il discorso sulla rosa nella sua commedia “Costumi e costumanze di famiglie scostumate”». Certo è che il suo capolavoro indiscusso resta, a giudizio del musicista, ”L'inferno-robba dell'artro mondo”, i canti della Divina Commedia tradotti in lucchese, scritto nel 1977 e pubblicato nel 1980. «E al posto del Virgilio dantesco chi volle mettere accanto a sé – conclude Antichi - se non il suo mentore Custer de Nobili?». D'altra parte proprio Geppe fu l'artefice indiretto della carriera letteraria di Viviani. Che scrisse la prima poesia in vernacolo a 15 anni, lasciandola nel cassetto per oltre venti e ritirandola fuori nel 1976 al concorso regionale di poesia dialettale intitolato a de Nobili, dove vinse a furor di popolo. E da lì partì tutto.
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