Italia
Standing ovation per il documentario sulla vita di Erbstein
La figlia Susanna commuove ed emoziona la platea dell’Astra «Mai più la barbarie delle persecuzioni per ragioni di razza»
LUCCA. La vera tragedia non è morire, ma è dimenticare. E l’incredibile vicenda terrena di Erno Egri Erbstein, sarà tramandata alle future generazioni grazie ai racconti che emozionano e commuovono della figlia prediletta Susanna Egri, ballerina nei teatri di Parigi e Firenze alla fine degli anni Quaranta e la prima danzatrice della storia ad esibirsi, il 3 gennaio 1954, nella trasmissione ufficiale della Rai Tv che aveva sede a Torino. Un ricordo che si rafforza grazie ad una biografia scritta in lingua inglese, tradotta in ungherese e che entro il 2019 sarà stampata in italiano grazie all’editore e patron del Torino, Urbano Cairo, e al docufilm «L'allenatore errante», realizzato dai ragazzi delle terze della secondaria di Camigliano in un progetto didattico ideato da Luciano Luciani, Pier Dario Marzi ed Emmanuel Pesi consultando, tra gli altri, il libro sul centenario del club rossonero «Lucchese 100 anni». L’opera parteciperà al Sottodiciotto Film Festival di Torino.
Una serata tra sport e storia. Martedì sera la platea del cinema Astra si è riempita come alla prima di un film d’autore. Non solo insegnanti e ragazzi del plesso di Camigliano con la preside Gioia Giuliani, ma anche rappresentanti della società civile, famiglie, anziani. Circa 250 persone. E al centro della scena lei: Susanna Egri, 92 anni il 18 febbraio portatati splendidamente, e un’incredibile vitalità unita ad un carattere d’acciaio che va di pari passo con l’amore per la danza e verso quel padre vera stella cometa della sua esistenza. Una professionista oggi si occupa tutti i giorni di giovani «perché non imparino solo a danzare bene, ma sappiano essere anzitutto umani. Io e i miei cari siamo usciti vivi da quell’inferno che fu l’Ungheria di Szalasi e del partito delle Croci Frecciate nel 1944 grazie ad una serie di circostanze miracolose e ho fatto del mio meglio per meritarmi di essere sopravvissuta».
L’allenatore errante. Erbstein (cognome tedesco che poi, viste le persecuzioni, la famiglia ha voluto trasformare in Egri) era un uomo colto e perbene, laureato, ex agente di borsa, innovatore di calcio e signore della panchina, duramente colpito dalla leggi razziali e perito a 51 anni con i suoi «Invincibili» ragazzi nel terribile schianto dell’aereo Fiat G-222 contro la basilica di Superga che il 4 maggio 1949 privò il Paese della squadra simbolo della rinascita. «Io ero la bambina più felice del mondo a Lucca: la più brava del ginnasio anche in educazione fisica e la figlia del mister. Da un giorno all’altro mi cacciarono da scuola perché i miei nonni erano ebrei e io, cresciuta con i valori cattolici, non lo sapevo nemmeno. Fu terribile per una bimba di 12 anni e senza mio padre non sarei riuscita a superare lo choc».
Per non dimenticare. Quando Erbstein, diretto a Rotterdam per allenare la squadra locale, venne fermato alla frontiera e i nazisti guardando i documenti gli chiesero di quale etnia fosse, la risposta fu immediata: «Della razza umana». Un messaggio per non dimenticare. Mai.
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