Il Tirreno

Lucca

Il fiume sotterraneo più grande del mondo scoperto da due lucchesi

di Luca Meconi
Il fiume sotterraneo più grande del mondo scoperto da due lucchesi

Si chiama Aouk-Kladuk ed è situato nel territorio della West Papua, nella Repubblica di Indonesia. Nel team di speleologi anche due toscani

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LUCCA. È stato scoperto da un team di speleologi con due lucchesi il fiume sotterraneo con la maggiore portata al mondo. Si tratta del fiume Aouk-Kladuk situato nel territorio della West Papua, nella Repubblica di Indonesia. Qui, nel dicembre scorso, è arrivata la spedizione speleologica del gruppo Acheloos Geo Exploring di cui fanno parte Tommaso Biondi di Diecimo e Thomas Pasquini di Lucca. Negli ultimi secoli sempre più europei si sono spinti nella esplorazione dei mari e delle terre emerse. Oggi tutti credono di sapere ogni cosa della Terra e sono iniziati i viaggi nello Spazio, l’uomo ha camminato sulla Luna e chissà, forse un giorno lo farà su Marte. Ebbene, chi è convinto che della Terra si sappia tutto, si deve ricredere. C’è una parte del pianeta che è completamente ignota. Ed è solo grazie all’attività degli speleologi, i moderni Magellano e Livingstone, se iniziamo a conoscerlo.

Uno di questi luoghi si trova nella penisola di Bird’s Head e in particolare nel distretto di Maré abitato dalla popolazione dei Mej Maré. Dalle immagini satellitari si nota come il fiume Aouk-Kladuk a un certo punto interrompa il suo percorso per poi riprenderlo a tre o quattro chilometri di distanza. È evidente, già stando seduti davanti a uno schermo di computer, che lì sotto c’è qualcosa che deve essere scoperto. È così che inizia la spedizione. «Era la prima volta che andavo in West Papua – racconta Tommaso Biondi, che di professione fa il documentarista – prima avevo fatto spedizioni in diversi paesi come Perù, Albania, Madagascar.

Grazie alle moderne tecnologie e al lavoro degli anni precedenti, questo team ha focalizzato la ricerca dei grandi corsi fluviali sotterranei nell’area compresa tra le isole Molucche e la Nuova Guinea, cioè luoghi tropicali che hanno un elevato indice di piovosità e rocce carsiche. Crediamo che il fiume Aouk-Kladuk sia quello sotterraneo che ha la portata d’acqua più grande del pianeta perché nella sua risorgiva più a valle ha una portata media di 180 mc/s. Il fiume carsico che fino a oggi era considerato il più grosso era il fiume Xe, in Laos».

E così, seguendo le orme dell’esploratore fiorentino Odoardo Beccari, che per primo esplorò nel 1873 l’interno della West Papua, il 17 dicembre scorso dall’aeroporto di Venezia è partito l’aereo con a bordo, oltre ai due esploratori lucchesi, anche Andrea Benassi, Marc Faverjon, Paolo Turrini, Ivan Vicenzi, Riccardo Pozzo e Katia Zampatti. Una spedizione, questa, sostenuta dalla Società geografica italiana così come la prima effettuata dal Beccari che oltretutto aveva compiuto gli studi classici al Real Collegio di Lucca.

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«Dopo aver cambiato quattro aerei e aver attraversato la foresta per dieci ore a bordo di una jeep 4x4 – prosegue Tommaso Biondi – siamo finalmente arrivati a destinazione. Abbiamo montato le tende allestendo dei campi base e siamo rimasti nella West Papua fino al 23 gennaio. Alcuni giorni siamo andati nella capitale, Sorong, per fare rifornimenti di viveri: per un mese abbiamo mangiato noodles, riso e biscotti. Il fiume Aouk-Kladuk si trova all’interno di un’enorme giungla con alcuni piccoli villaggi dove la popolazione usa ancora l’arco con le frecce. In passato erano cannibali e ancora oggi vanno nelle grotte dove il fiume inizia a scomparire sottoterra per catturare i pipistrelli di cui si nutrono. Noi siamo stati i primi turisti ad arrivare in questa zona e così ne è nata una collaborazione con lo stato indonesiano per sviluppare il turismo sfruttando i monumenti naturali, come le gallerie dei fiumi sotterranei».

Si tratta di una serie di grotte e di trafori percorsi dal fiume che hanno un limitato sviluppo verticale. «Le particolarità morfologiche di questo luogo fanno sì che vi sia una enorme galleria alta novanta metri che si estende per molti chilometri sottoterra all’interno della quale scorre l’acqua, ma la sua quantità e il continuo rischio di piene e inondazioni ha reso la nostra attività complessa e delicata. Quando arrivano le piene vere e proprie, il livello dell’acqua si può alzare anche di cinquanta metri. Per fortuna noi abbiano trovato solo delle piene normali con il fiume che si è alzato di due o tre metri. Oggi i satelliti mostrano le immagini degli ingressi sotterranei del fiume ma le grotte fino ad ora erano sconosciute: grazie al nostro lavoro è possibile una loro mappatura. Nonostante che siamo rimasti più di un mese laggiù, non siamo riusciti a esplorarla completamente e per questo ci torneremo a gennaio. Io ho effettuato delle videoriprese di tutto quanto abbiamo visto e realizzerò a breve un documentario. Questa spedizione è stata possibile grazie ai numerosi enti che ci hanno concesso il loro patrocinio tra cui la Società speleologica italiana e la Società geografica italiana e agli sponsor Kikko Lamp, Rodcle Equipment, CT Climbing Technology, Petzl, Repetto Sport, Korda’s, Alpacka Raft, Enomad Energy che voglio ringraziare».
 

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