La manifestazione
Mercato e fermata del bus per far rinascere la zona
Con le nuove linee ad alta mobilità nel 2014 il Comune ha “tagliato” quest’area Chi ne usufruiva per entrare in centro a fare la spesa adesso non può farlo più
LUCCA. La battaglia per recuperare la fermata del bus soppressa al Mercato del Carmine, è una lunga odissea che dura da anni. Da quando, a luglio del 2014, con l’introduzione delle nuove linee ad alta mobilità, il Comune decise di tagliare fuori questa zona, nonostante le tante proteste dei cittadini culminate in una raccolta firme. Da allora però niente è cambiato: stessa rabbia, stessi disagi e nessuna voglia, da parte di chi utilizzava quotidianamente questa fermata “da e per” il centro, di mettere da parte la questione.
In occasione della nostra iniziativa Caffè Tirreno al Bar del Sole, il problema è tornato a galla con prepotenza. «Il trasporto pubblico dovrebbe essere un servizio, non un disservizio» è la voce che unisce i presenti. Dopo la soppressione della fermata a un passo da via Mordini, infatti, a farne le spese è stato tutto il quartiere. La navetta che passava dal Carmine, veniva utilizzata dai residenti, ma anche dai commercianti per andare a lavoro e da chi si recava in centro per fare acquisti, contribuendo a rendere la zona un brulicare di persone e attività. «Da quando l’hanno soppressa non è più così – spiega Gianfranco Bertani, titolare della panetteria La Spiga d’Oro – e il calo del giro d’affari è stato evidente. Era una linea che funzionava e serviva una parte importante della città». Chi ne usufruiva per entrare in centro a fare la spesa, adesso non può farlo più: troppo scomodo raggiungere il tratto a piedi e poi tornarsene via con le borse piene, anche pesanti. La fermata più vicina resta quella alla Madonna dello Stellario, ma per i più anziani anche pochi metri possono fare la differenza. «A dettare la scelta dell’amministrazione, pare che abbiano contribuito le dimensioni dei mezzi – aggiunge Bertani – Ma ogni giorno i camion che riforniscono il supermarket raggiungono la piazza e così quelli degli operai impegnati nei lavori al Mercato».
Quel Mercato che, da troppo tempo, manca alla città e che, i lucchesi, continuano a chiedere a gran voce. Secondo loro, infatti, se venisse riportato all'antico splendore, l’area riacquisterebbe in valore e potenzialità. A risentire della situazione attuale non sono solo i titolari di negozi che ormai possono contare solo sul giro di affari legato a chi vive intorno, ma anche quelli che salivano sulla navetta per raggiungere il posto di lavoro, come Roberta Cottini, del centro estetico in via Santa Zita. «Ogni mattina sono costretta a lasciare la macchina al Campo di Marte, anche quando ho in mano dei pacchi o piove, e incamminarmi a piedi. Un tragitto che faccio sia all'andata che alla sera al ritorno». Ma per qualcuno che, nonostante il disagio, può contare sulle proprie gambe, c’è anche chi risente dei tagli in termini di autonomia e assistenza. «Ho 85 anni – afferma Piero Ciccone, residente in via dell’Anfiteatro da 35 anni – e ho visto Lucca cambiare in peggio. La perdita della navetta ha segnato la città: una volta da piazza del Carmine era possibile raggiungere facilmente l’ospedale Campo di Marte, mentre oggi non è più così. Senza il distretto sanitario poi, anche solo per un prelievo di sangue, il posto più vicino è la clinica Santa Zita: troppo distante da raggiungere a piedi alla mia età. Per questo, quando ho bisogno, devo aspettare che un parente mi accompagni a fare le analisi».
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