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Lucca

La difesa dello zio «Mai fatto violenza su mia nipote»

LUCCA. Con mia nipote «non ho mai avuto rapporti sessuali». Più o meno «una volta ogni due settimane io, lei e sua mamma andavamo a mangiare la pizza. Ma in giro da soli, in un anno, saremo andati 5-6...

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LUCCA. Con mia nipote «non ho mai avuto rapporti sessuali». Più o meno «una volta ogni due settimane io, lei e sua mamma andavamo a mangiare la pizza. Ma in giro da soli, in un anno, saremo andati 5-6 volte. La accompagnavo in una gelateria, a bere un frappè. Cose di dieci minuti...».

Ha raccontato la sua versione dei fatti sulle presunte violenze sessuali nei confronti della nipote sedicenne. E davanti al collegio del tribunale di Pisa composto dai giudici Luca Salutini (presidente), Grazia Maria Grieco e Paola Giovannelli e al pm Flavia Alemi ieri ha respinto ogni accusa.

L’uomo – un 65enne che abita in Lucchesia – è a processo per una vicenda di una decina di anni fa. Oggi, purtroppo, quella ragazzina non c’è più: è morta suicida nell’estate 2009. Lamentando, in una lettera, le mancanze di cui soffriva. Fatale, per lei, un’overdose di metadone che l’ha uccisa la mattina di Ferragosto. Una vicenda inquietante quella da tempo approdata in tribunale, accaduta in provincia di Pisa. È una famiglia afflitta da tante problematiche quella della ragazzina: poco presente ed economicamente in difficoltà. Con la sedicenne che, dopo averci provato una prima volta, decide di togliersi la vita.

La pm Flavia Alemi, allo zio, ha posto numerose domande. «Cosa le regalavo? Una volta per il compleanno le comprai un cellulare di seconda mano. Ma anche quando i fratelli mi chiedevano una piccola mancia davo loro cinque euro».

L’uomo, in aula, ha precisato che anche agli altri nipoti, di tanto in tanto, dava qualcosa. La pm ha chiesto anche dei soldi che l’uomo girava alla sorella, provento dell’eredità della madre defunta. Poche migliaia di euro in tutto. «Avevo paura a darglieli tutte insieme – ha rivelato – così glieli versavo a scaglioni. Li abbiamo usati anche per comprare il materiale scolastico della ragazza».

A parlare in aula, come testimoni, anche la psicologa che collaborava con la scuola frequentata dalla ragazzina e una Testimone di Geova che si era offerta di aiutarla. Quest’ultima ha raccontato che l’adolescente le avrebbe riferito delle violenze sessuali dello zio e di averne parlato anche con la madre.

La psicoterapeuta, invece, ha riferito di aver avvertito nella minorenne qualcosa che non andava.

«Mi ha parlato dei soldi che lo zio dava alla madre – ha spiegato la professionista – ma sul resto rimaneva vaga, non aveva voglia di parlare. Sintomo che c’era qualcosa che non andava», ha concluso la donna rispondendo alla domanda dei difensori dell’imputato, gli avvocati Ezio Menzione e Alessandro Zarra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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