Sicurezza
Metadone facile a due ragazzine, medico nei guai
Loro sono poco più che maggiorenni ed erano diventati amici. Una sostiene di avere avuto anche un legame sentimentale con il dottore ora sospeso
LUCCA. Un medico ultrasessantenne residente nella Piana è stato temporaneamente sospeso in attesa del processo dall’esercizio della professione con l’accusa di favoreggiamento allo spaccio di sostanze stupefacenti. È accusato di aver ceduto un numero imprecisato di fiale di metadone a due ragazze poco più che maggiorenni residenti nella zona di Pontedera.
Una vicenda che risale a 4-5 mesi addietro, ma che emerge soltanto adesso visto che per il professionista - odontoiatra e medico di base - la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio e nel giro di un mese sarà il gup a decidere se metterlo sotto processo. L’indagine nasce in seguito ad un controllo del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei carabinieri di Livorno nelle residenze di due ragazze, entrambe con gravi problemi di tossicodipendenza. Una perquisizione che nasce sulla base di una denuncia circostanziata e che trova riscontri precisi e puntuali.
A casa di una delle due giovani vengono rinvenute dosi massicce di metadone impossibili da giustificare per uso personale. Emerge chiaramente che il metadone - sostituto di sintesi dell'eroina e analgesico di potenza paragonabile a quella dell'eroina stessa - viene rivenduto dalla diciannovenne per potersi poi procurare lo stupefacente.
Medico indagato. Ma gli inquirenti pongono subito un interrogativo: come faceva quella ragazza ad avere in casa tutte quelle fiale? Lei e l’amica, sentite a più riprese dai militari, confessano che a rifornirle di metadone era un medico della Piana di Lucca.
Da pazienti avevano stretto un legame di profonda amicizia con il dentista tanto che una di loro sostiene di essersi legata sentimentalmente a lui nonostante la grande differenza di età. Secondo gli inquirenti approfittando della sua professione si approvvigionava di notevoli quantità di bocce di metadone utilizzando il prontuario medico in maniera non corretta e senza poi giustificare l’acquisto di quelle massicce dosi di analgesico utilizzato per ridurre l'assuefazione nella terapia sostitutiva della dipendenza da stupefacenti. Il medico si è difeso sostenendo che quei farmaci gli servivano per curare i pazienti.
Ma i Nas e la procura di Lucca, dagli elementi raccolti, sono convinti che invece il dentista rifornisse le due giovanissime pazienti finite nel vortice della droga. Le risultanze delle indagini sono state trasmesse all’Asl e all’ordine dei medici ed è scattata la sospensione dall’attività.
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