Sicurezza
Medaglia d’onore ai soldati che non si piegarono
All’istituto Fermi Giorgi la cerimonia della Prefettura dedicata alle figure di Danilo Bolcioni e Bruno Toni, Internati militari italiani in Germania
LUCCA. Una cerimonia per ricordare uno dei tanti volti della barbarie nazista, quello che costò la libertà, e in molti casi la vita, ai soldati italiani che dopo l’8 settembre non si piegarono alle volontà dei nazifascisti. È quella organizzata dalla Prefettura di Lucca in occasione del Giorno della Memoria, con una cerimonia (in programma oggi alle 10) che si terrà all’Auditorium del Polo Scientifico “Enrico Fermi Giovanni Giorgi” di Lucca.
Il programma prevede, dopo il saluto delle autorità e i due interventi rievocativi di Clara Wachsberger, in rappresentanza della Comunità Ebraica, e del professor Stefano Bucciarelli, presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea, con la consegna agli eredi delle medaglie d’onore concesse dal Presidente della Repubblica alla memoria di due militari lucchesi deportati in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale: Danilo Bolcioni e Bruno Toni.
Seguiranno interventi recitativi e musicali e riflessioni degli studenti dell’istituto. Una scelta, quella di ospitare la rassegna a scuola, con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni in un percorso formativo volto a conservare la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia del nostro Paese e dell’Europa, e per meglio comprendere, salvaguardare e affermare i valori della Costituzione.
Ma questa sarà anche l’occasione per ricordare due figure, come Toni e Bolcioni, che quel periodo oscuro lo subirono sulla propria pelle. Figure tolte dall’ingiusto oblio in cui il tempo le aveva relegate. Questo anche grazie al ricordo tramandato dalle famiglie e anche al lavoro di studiosi che hanno permesso di ricostruire le tragiche storie dei protagonisti. Nel caso di Danilo Bolcioni a riportare alla luce la sua storia è stato il lavoro di Andrea Borelli, che ha ripercorso le vicissitudini di questo ragazzo nato giusto 100 anni fa a Lucca, e strappato alla vita ad appena 27 anni. Una morte arrivata, per uno di quei terribili scherzi del destino, proprio nel giorno della Liberazione dell’Italia, il 25 aprile 1945. Borelli, autiere del regio esercito, però non si trovava nel nostro paese, ma in Germania, nel campo di prigionia di Zeithain, come “Imi”, ossia Internato militare italiano. Travolto dall’armistizio si era ritrovato, come tanti altri soldati, a essere uno sbandato.
Catturato dai tedeschi il 20 agosto del 1944 fu deportato nel lager trasformato in un lazzaretto per prigionieri. Il campo fu liberato dai russi il 23 aprile del ’45, ma il corpo del giovane minato dalla malattia visse solo due giorni di libertà prima del trapasso. Sepolto nel cimitero del campo, finito sotto la giuristizione dell’ex Germania Est, i suoi resti mortali tornarono finalmente in Italia, per essere sepolti a Lucca, nel 1992, solo dopo la caduta del muro di Berlino del 1989.
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