Il Tirreno

Lucca

Per la maxi evasione fiscale confiscati solo 78mila euro

di Luca Tronchetti
Per la maxi evasione fiscale confiscati solo 78mila euro

La prescrizione cancella numerosi illeciti commessi dai titolari del calzaturificio I fratelli Fenili condannati a due anni e mezzo, assolto un altro imprenditore

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SEGROMIGNO IN MONTE. La prescrizione si abbatte sull’indagine della Tributaria della Guardia di Finanza che, sotto la direzione del sostituto procuratore Aldo Ingangi, aveva scoperto una maxi evasione fiscale pari a oltre 3,5 milioni. A tre anni dal rinvio a giudizio i fratelli Giovanni e Stefano Fenili, direttori commerciali della «Fenili Calzature srl» con sede a Segromigno in Monte (una delle imprese più floride e famose al servizio di marchi internazionali della calzatura), sono stati condannati dal giudice Simone Silvestri con il vincolo della continuazione a 2 anni e mezzo di reclusione ottenendo i benefici di legge. Pene accessorie. Come pena accessoria i due imprenditori sono stati interdetti dagli uffici direttivi delle persone giuridiche per la durata di due anni e dichiarati incapaci di contrarre obbligazioni con la pubblica amministrazione per un periodo di 24 mesi e interdetti in perpetuo dall’ufficio di componente della commissione tributaria.

Confisca. Inoltre il giudice ha disposto la confisca per equivalente dei beni nella disponibilità di Giovanni e Stefano Fenili, rispettivamente di 61 e 56 anni, in solido sino a 78mila euro.

Assoluzione. Il giudice Silvestri ha invece assolto per sopravvenuta prescrizione Luciano Martelli, 77 anni, nato a Montopoli Valdarno, residente in Tunisia e difeso dall’avvocato Sara Landolfi. Secondo l’accusa l’imprenditore era titolare di un’azienda manifatturiera iscritto all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero) che aveva concorso alla maxi evasione fiscale con l’emissione di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti. La Finanza aveva preso in esame proprio un conto estero in Italia riconducibile alla società tunisina amministrata da Martelli e legata al calzaturificio di Segromigno.

I capi d’imputazione. I capi d’imputazione erano numerosi. Ma la prescrizione ha eliminato la maggior parte. Così i Fenili sono stati condannati limitatamente alle fatture emesse dalla Condor sarl (evasione Ires pari a 25mila euro e Irap pari a 3500 euro) per consentire di evadere le imposta relative al 2009 al calzaturificio «Fenili Calzature); alle fatture per operazioni inesistenti emesse tra il 16 agosto e il 16 dicembre 2012 per un importo di quasi 157mila euro nei confronti della «Tata International Limited», società di diritto indiano attraverso la ditta «Haytor Leather & Trading Limited» di cui i Fenili erano soci occulti; alle fatture per operazioni inesistenti emesse nel febbraio 2013 per un importo di quasi 39mila euro nei confronti della «Tata International Limited» attraverso la ditta «Haytor Leather & Trading Limited»; alle fatture emesse per operazioni parzialmente inesistenti dalla «Tata International Limited» (evasione Ires pari a 43mila euro e Irap pari a 6mila euro) per consentire di evadere le imposte relative al 2012.

Ingegneria fiscale. Stando alla Tributaria, attraverso un meccanismo di alta ingegneria fiscale, venivano create aziende«clone» con passaggio di denaro su conti correnti in paradisi fiscali (Seychelles) e infine con il deposito su conti cifrati in banche svizzere. Per la Finanza sarebbero stati nascosti al fisco 3,5 milioni di euro. E ai due fratelli contestato un maggior reddito di 1,5 milioni.

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