La manifestazione
Passaporto biologico per i ciclisti
Collaborazione fra la squadra Selle Italia e la medicina dello sport di Lucca
LUCCA. Un problema con cui il mondo dello sport, e soprattutto il ciclismo, deve purtroppo confrontarsi è quello del ricorso a sostanze dopanti da parte degli atleti. Indipendentemente dalle considerazioni di natura etica o legale che scaturiscono da questo fenomeno, è indiscutibile che l’antidoping, cioè l’insieme di analisi volte a smascherare l’utilizzo di sostanze e pratiche illecite, rappresenti un valido strumento per la tutela della salute dell’atleta oltre che un importante deterrente.
Nel mondo scientifico, già da diversi anni, è in atto un nuovo indirizzo strategico nelle analisi antidoping, ovvero il passaggio dall’identificazione diretta di sostanze proibite nei fluidi biologici degli atleti alla rilevazione di anomalie di marcatori indiretti che indicano un possibile ricorso a sostanze o pratiche dopanti. A tal proposito già a partire dal 2009 l’Unione Ciclistica Internazionale in collaborazione con l’Agenzia Mondiale Anti-Doping ha introdotto il cosiddetto “passaporto biologico dell’atleta”. Proprio nell’ottica di tutelare e salvaguardare la salute dei propri atleti e contrastare l’eventuale ricorso all’utilizzo di sostanze o pratiche dopanti, a partire dalla stagione 2015 il team di ciclismo professionistico su strada Southeast, ora Wilier Triestina-Selle Italia, si è affidato alla struttura di medicina dello sport di Lucca per adottare un nuovo programma che prevede una serie aggiuntiva di analisi del sangue che vanno a integrare i controlli già previsti dalle normative sportive internazionali. Il team Wilier Triestina-Selle Italia che da anni partecipa a livello internazionale a gare prestigiose, tra cui ovviamente il Giro d’Italia, vuole così dare un chiaro segnale che la squadra è impegnata in prima linea nella lotta contro il doping.
Il protocollo di esami è stato elaborato dal dottor Carlo Giammattei e dai suoi collaboratori della Medicina dello sport di Lucca, inserita nel dipartimento della prevenzione dell’Asl Toscana nord ovest diretto dalla dottoressa Ida Aragona, ed è stato concordato con la Cycling Antidoping Foundation. Per ogni singolo corridore è previsto un programma di analisi di sangue a cadenza mensile, con due obiettivi principali: monitorare lo stato di forma e di salute dell’atleta in ogni periodo dell’anno e verificare l’eventuale insorgenza di variazioni biologiche che potrebbero far sospettare l’uso di sostanze illecite per il miglioramento della prestazione sportiva.
In pratica, per ciascun atleta si cerca di realizzare un profilo biologico individuale longitudinale, in cui le variazioni nei marker biologici di riferimento non sono più quelle inter-individuali (valori limiti validi per tutti), ma intra-individuali, ossia quelle che possono manifestarsi nel corso del tempo nell’assetto ematico del singolo individuo.
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